Quanto ci costa la difesa – e quanto costerebbe senza alleati?
Nel 2025 circa 47 miliardi di euro, il 2,09% del PIL secondo la NATO: intorno agli 800 euro per abitante. Il bilancio del ministero della Difesa è più piccolo, 31,3 miliardi nel 2025, e la differenza tra le due cifre racconta come l’Italia è arrivata al 2%.
Due cifre, due perimetri
Le cifre sulla spesa militare italiana sono due, e misurano cose diverse.
La prima è il bilancio del ministero della Difesa, quello che il Parlamento vota ogni anno con la legge di bilancio: 31,3 miliardi nel 2025, 32,4 nel 2026, il 3,5% delle spese finali dello Stato. Paga stipendi, addestramento, manutenzione e una parte dei nuovi mezzi.
La seconda è la spesa per la difesa calcolata con le regole della NATO, ed è quella che finisce nelle classifiche internazionali. Secondo le stime che l’alleanza ha pubblicato a luglio 2026, nel 2025 l’Italia ha speso 47,2 miliardi di euro, il 2,09% del PIL; per il 2026 la stima è di 48,3 miliardi, il 2,10%. Divisi per i circa 59 milioni di residenti fanno circa 800 euro a testa l’anno, poco meno di 2,20 euro al giorno.
Tra le due cifre ci sono quindici miliardi abbondanti. Il Documento programmatico pluriennale della Difesa spiega dove stanno: pensioni militari pagate dall’INPS, la quota dei Carabinieri impiegabile in operazioni militari, programmi d’armamento finanziati dal ministero delle Imprese, il fondo del MEF per le missioni internazionali, alcune spese del PNRR per cyber e spazio.
Come si arriva al 2%
Nel 2014 l’Italia spendeva per la difesa l’1,13% del PIL, nel 2024 l’1,52%. Nel 2025 il salto: 2,09%. Il bilancio ordinario della Difesa quell’anno è cresciuto del 7,2%, circa due miliardi; la spesa contata dalla NATO è salita di quasi quattordici, da 33,4 a 47,2 miliardi. Il resto viene dal perimetro. Per presentarsi al vertice dell’Aia del giugno 2025 con il 2% promesso nel 2014, il governo ha applicato fino in fondo i criteri contabili della NATO e ha contato voci che prima restavano fuori. È un’operazione legittima, perché quei criteri sono quelli dell’alleanza. Dice però che i soldi nuovi sono stati meno di quanto suggerisce il salto della percentuale. Nella pubblicazione dell’agosto 2025 la NATO stimava per l’Italia il 2,01%; con i dati aggiornati è diventato il 2,09%.
Con questa cifra l’Italia è nel gruppo dei grandi paesi europei che stanno intorno alla soglia: nel 2025 la Spagna è al 2,00%, la Francia al 2,04%, la Germania al 2,22%. La Polonia, che confina con la Russia e la Bielorussia, è al 4,25%.
Che cosa compri questa spesa, e se basterebbe a difendere il paese da solo, è la domanda di un’altra pagina: L’Italia si difenderebbe da sola?
Il conto dell’Aia
Al vertice del giugno 2025 l’Italia ha firmato con gli altri alleati un impegno nuovo: arrivare entro il 2035 al 5% del PIL, di cui il 3,5% per la difesa in senso stretto e fino all’1,5% per sicurezza, resilienza e infrastrutture, con una prima verifica nel 2029.
Sul PIL del 2025, 2.265 miliardi di euro, il 3,5% vale circa 79 miliardi: una trentina di miliardi l’anno in più di oggi, se l’economia restasse ferma. Il governo ha disegnato una salita graduale, 0,15 punti di PIL in più nel 2026 e nel 2027 e 0,2 nel 2028, e nel documento di finanza pubblica dell’ottobre 2026 prevede di usare la clausola europea che tiene una parte della spesa per la difesa fuori dai vincoli di bilancio, per 0,3 punti di PIL nel 2027 e altrettanti nel 2028. Il tutto con un debito pubblico al 136,7% del PIL alla fine del 2025, il che spiega la prudenza.
Quanto costerebbe senza gli Stati Uniti
L’altra metà della domanda è la più scomoda. Il Kiel Institute e Bruegel hanno stimato che per difendersi senza le forze americane gli europei dovrebbero spendere almeno 250 miliardi di euro l’anno in più; il conto completo è in L’Europa si difenderebbe senza gli Stati Uniti?. Se l’Italia ne pagasse una quota pari al suo peso nell’economia dell’Unione, circa il 12%, sarebbero intorno ai 30 miliardi l’anno in più, a parità di tutto il resto. È un nostro calcolo indicativo, e vale per un’Europa che si difende insieme. Un’Italia che dovesse fare da sola, senza un ombrello nucleare e senza le capacità che oggi mettono gli alleati, spenderebbe molto di più per ottenere molto meno.
Lo sconto del comprare insieme
Il modo meno costoso di avere più difesa è spendere insieme. Il Servizio di ricerca del Parlamento europeo stima che la frammentazione della spesa costi agli europei tra 18 e 57 miliardi di euro l’anno, come spieghiamo in L’Europa compra le armi insieme?. I prestiti europei SAFE finanziano proprio gli acquisti fatti con almeno un altro paese. All’Italia ne erano stati assegnati fino a 14,9 miliardi; nell’agosto 2026 il governo ha ridotto la richiesta a circa 8.
Ottocento euro a testa sono una cifra che si può discutere, ed è giusto farlo. Il confronto utile, però, è con il prezzo di farne a meno. Dentro un’alleanza ogni euro speso si somma a quelli degli altri; da soli, ogni euro compra solo ciò che paga. Quanto spende l’Europa nel suo insieme, e con quali limiti, è in Quanto spende l’Europa per la difesa? e nei dati della difesa in cifre.
Domande frequenti
Quanto ha speso l’Italia per la difesa nel 2025?
Circa 47,2 miliardi di euro, il 2,09% del PIL, secondo le stime NATO di luglio 2026; per il 2026 la NATO stima 48,3 miliardi, il 2,10%. Il bilancio del solo ministero della Difesa è più piccolo: 32,4 miliardi nel 2026, il 3,5% delle spese finali dello Stato.
Il 2% è stato raggiunto davvero?
Sulla carta sì, e in buona parte con un ricalcolo. Per comunicarlo al vertice dell’Aia del 2025 il governo ha applicato fino in fondo i criteri NATO, includendo pensioni militari pagate dall’INPS, la quota impiegabile dei Carabinieri, programmi finanziati da altri ministeri e il fondo per le missioni. Nel 2024 la stessa NATO contava l’1,52%.
Quanto costa la difesa a ogni italiano?
Circa 800 euro l’anno a testa: i 47,2 miliardi stimati dalla NATO per il 2025 divisi per i quasi 59 milioni di residenti. Fa poco meno di 2,20 euro al giorno. Il calcolo è nostro, sui dati NATO e ISTAT.
Quanto dovrebbe spendere l’Italia per l’impegno dell’Aia?
L’impegno è arrivare entro il 2035 al 3,5% del PIL per la difesa in senso stretto, più un 1,5% per sicurezza e infrastrutture. Sul PIL del 2025 il 3,5% vale circa 79 miliardi, una trentina in più di oggi a economia ferma. Il governo prevede di salire di 0,15 punti l’anno nel 2026 e nel 2027.
Che cos’è il SAFE e quanto ne usa l’Italia?
È lo strumento europeo da 150 miliardi di prestiti agevolati per comprare armamenti insieme ad almeno un altro paese. All’Italia erano stati assegnati fino a 14,9 miliardi; nell’agosto 2026 il governo ha ridotto la richiesta a circa 8 miliardi.