Quanto spende l’Europa per la difesa?
Nel 2025 i 27 paesi dell’Unione hanno speso per la difesa 418 miliardi di euro, il 2,2% del PIL: un quinto in più dell’anno prima. In vent’anni di dati dell’Agenzia europea per la difesa (EDA) non si era mai arrivati così in alto.
Il conto del 2025
La cifra è la somma di ventisette bilanci. Ogni ministero della Difesa comunica all’EDA la propria spesa secondo una definizione comune; l’agenzia somma i dati e li pubblica a prezzi costanti del 2025, così la crescita che si vede è reale e non un effetto dell’inflazione. Divisa per gli abitanti dell’Unione fa poco meno di mille euro a testa l’anno, più del doppio del 2014. La soglia del 2% del PIL, l’obiettivo che la NATO si è data nel 2014, nel 2025 l’hanno superata 23 paesi su 27. Un anno prima erano 13.
Dei 418 miliardi, 134 sono andati in investimenti, e 115 di questi in acquisti di equipaggiamenti, il 26% in più in un anno. La ricerca e sviluppo si ferma a circa 17 miliardi, il 4% della spesa, e la stessa EDA lo indica come punto debole: la spesa per comprare cresce molto più in fretta di quella per progettare.
Il resto si divide così: personale, pensioni comprese, 31%; esercizio e manutenzione 23%; infrastrutture 2%; spese non classificate 11%. Gli investimenti pesano ormai quanto il personale: nel 2023 erano il 26% della spesa, nel 2025 il 32%.
Vent’anni in una riga
Nel 2005 gli attuali Stati membri spendevano per la difesa 226 miliardi di euro, a prezzi del 2025. Poi sono arrivati la crisi finanziaria e i tagli: nel 2014 la somma era scesa a 195 miliardi, il 14% in meno. Il 2014 è anche l’anno dell’annessione russa della Crimea, e da lì la serie risale, in media del 6% l’anno al netto dell’inflazione, fino ai 349 miliardi del 2024. Poi il salto ai 418 del 2025.
Per il 2026 l’EDA stima 454 miliardi, il 2,4% del PIL. Parte dell’aumento, osserva l’agenzia, può dipendere dai prestiti europei SAFE e dalla clausola che consente ai governi di tenere una quota della spesa per la difesa fuori dai vincoli di bilancio europei. La serie completa, con i rimandi alle pagine del rapporto, è in La difesa in cifre.
Che cosa misura, e che cosa no
I dati arrivano dai ministeri e hanno i loro limiti. Per sette paesi le cifre del 2025 sono ancora stime; per alcuni grandi contribuenti l’EDA ha ricostruito gli investimenti dai documenti di bilancio pubblici; i valori del 2026 sono tutti previsioni.
Il limite più serio è un altro: la spesa dice quanto si investe, e che cosa si ottiene va misurato altrove. Dai 418 miliardi non si ricava quante brigate siano pronte al combattimento, per quante settimane bastino le munizioni, quanto in fretta gli eserciti europei saprebbero schierarsi fianco a fianco. Non si ricava nemmeno se i soldi siano spesi bene. Per questo l’EDA misura a parte quale quota degli acquisti i paesi fanno insieme, e per il 2025 trova l’11%. Ne parliamo in L’Europa compra le armi insieme?
Attenzione anche a mescolare le fonti. La NATO tiene una sua serie per 32 alleati, Stati Uniti, Regno Unito e Turchia compresi, con una sua definizione di spesa per la difesa; Eurostat classifica la spesa pubblica secondo criteri ancora diversi. Tre fonti, tre numeri per lo stesso paese, e nessuno dei tre è sbagliato.
E l’Italia?
Per i singoli paesi il riferimento più usato è la serie della NATO, e l’Italia è proprio il caso in cui le definizioni contano. Secondo le stime pubblicate dall’alleanza a luglio 2026, nel 2025 la spesa italiana per la difesa è arrivata al 2,09% del PIL, circa 47 miliardi di euro. Era l’1,52% nel 2024 e l’1,13% nel 2014; per il 2026 la NATO stima il 2,10%.
Una parte consistente del salto è contabile: per presentarsi al vertice dell’Aia del giugno 2025 con il 2%, il governo ha applicato fino in fondo i criteri della NATO e ha contato voci che prima restavano fuori, a cominciare dalle pensioni militari pagate dall’INPS. Il conto voce per voce, e quanto costerebbe mantenere gli impegni presi all’Aia, è in Quanto ci costa la difesa?
I soldi ci sono. La difesa comune ancora no.
Con 418 miliardi l’Europa spende più della Russia comunque la si conti: l’EDA, sulla base delle stime Janes, indica per Mosca circa 132 miliardi di euro, circa 282 a parità di potere d’acquisto. In denaro il continente è avanti. Solo che quei 418 miliardi sono la somma di 27 bilanci, 27 piani e 27 uffici acquisti che si coordinano quando vogliono, e quell’11% dice quanto poco lo vogliano. Un continente che decidesse la propria difesa come un insieme, con gli stessi soldi, otterrebbe di più. Per ora resta una grande somma.
Domande frequenti
Quanto ha speso l’Unione europea per la difesa nel 2025?
418 miliardi di euro, il 2,2% del PIL: è la somma delle spese per la difesa dei 27 Stati membri secondo la definizione dell’Agenzia europea per la difesa (EDA). È un quinto in più del 2024 al netto dell’inflazione e la cifra più alta della serie, che parte dal 2005. Per il 2026 l’EDA stima 454 miliardi.
Quanta parte va in armi e mezzi?
Nel 2025 gli investimenti sono stati 134 miliardi di euro, di cui 115 per acquistare equipaggiamenti; la ricerca e sviluppo vale circa 17 miliardi. La voce più grande resta il personale, pensioni comprese, con il 31%; esercizio e manutenzione pesano per il 23%. Una parte dei dati 2025 sugli investimenti è stimata o incompleta, avverte l’EDA.
È tanto rispetto a Stati Uniti e Russia?
Gli Stati Uniti hanno speso nel 2025 circa 920 miliardi di euro, più del doppio. La Russia circa 132 miliardi secondo le stime Janes riprese dall’EDA, circa 282 a parità di potere d’acquisto. L’Europa spende più della Russia anche nel confronto più severo, solo che lo fa in 27 bilanci separati.
Perché i numeri dell’EDA e della NATO non coincidono?
Contano gruppi di paesi diversi con definizioni diverse. L’EDA somma i 27 Stati dell’Unione, la NATO 32 alleati, Stati Uniti, Regno Unito e Turchia compresi, con regole proprie su cosa rientra nella difesa. Per l’Italia la NATO stima il 2,09% del PIL nel 2025, dopo che il governo ha applicato fino in fondo i criteri dell’alleanza.
Quella cifra dice se l’Europa è pronta a difendersi?
No. La spesa misura lo sforzo, il risultato va cercato altrove. Dai 418 miliardi non si capisce quante munizioni ci siano nei depositi, quante brigate siano pronte né quanto in fretta gli eserciti europei saprebbero operare insieme. E non si capisce se si compri insieme: l’EDA lo misura a parte, e per il 2025 trova l’11%.