L’Italia si difenderebbe da sola?
Da sola no: lo dice l’85% degli italiani, e i numeri danno loro ragione, nonostante una delle dieci forze armate più forti del mondo.
Chi si fa questa domanda incontra presto una classifica. Il Global Firepower Index 2026 mette l’Italia al decimo posto su 145 paesi: tra gli europei della NATO le stanno davanti solo Francia, Regno Unito e Turchia. L’indice va preso sul serio: conta cose reali, uomini, mezzi, industria, geografia. Accanto, però, va messo l’altro numero: nel sondaggio YouGov di fine 2025, l’85% degli italiani risponde che il paese, da solo, non saprebbe difendersi. Una potenza da top ten in cui quasi nove cittadini su dieci non credono. Questa pagina serve a capire chi ha ragione, e la risposta breve è tutti e due.
Che cosa misura il decimo posto
Le forze armate contano circa 165.500 militari in servizio attivo: 96 mila nell’Esercito, 28 mila in Marina, 41 mila in Aeronautica. I Carabinieri, circa 110 mila, sono una quarta forza armata con compiti di polizia e nelle classifiche stanno in una colonna a parte. La carta migliore è il mare: due navi con ponte di volo, la Cavour e dall’ottobre 2025 la Trieste, la nave più grande della flotta, più le fregate FREMM che nel Mar Rosso hanno fatto scorta ai mercantili sotto attacco. A Napoli c’è uno dei comandi operativi della NATO, in Bulgaria un battlegroup a guida italiana. Per un paese con quasi ottomila chilometri di coste è l’apparato giusto, costruito per il fianco che l’Italia presidia da sempre: il sud.
I soldi, come stanno
Nel 2025 l’Italia ha superato per la prima volta la soglia del 2% del PIL in difesa, ma una parte del salto è contabile: voci che esistevano già, dai Carabinieri alle pensioni militari, sono state ricontate sotto la nuova etichetta. E dei prestiti europei agevolati messi a disposizione per il riarmo, Roma prevede di attivarne solo una frazione, per tenersi margine contro il caro energia. Le cifre precise di questa distanza tra impegni firmati e assegni staccati stanno nel conto europeo complessivo. Qui basta la sintesi: con un debito pubblico al 139% del PIL, il bilancio della difesa italiano cresce sulla carta più che in cassa.
Quello che la classifica non conta
Il Global Firepower fotografa l’inventario in tempo di pace. Difendersi da soli è un altro esercizio, e lì i conti cambiano.
Primo: il deterrente. L’Italia non possiede armi nucleari; ospita ordigni americani nell’ambito della condivisione nucleare della NATO, un accordo che vale quanto la garanzia americana che ci sta dietro. Tolta quella, restano le forze di Parigi e Londra: messe insieme arrivano a circa 515 testate, contro un arsenale russo di circa 5.459.
Secondo: le capacità di supporto strategico. Occhi satellitari, aerocisterne, trasporto strategico, la capacità di accecare le difese aeree avversarie: le cose che permettono a un esercito di vedere lontano e restare in campo. L’Italia non parte da zero, ha una costellazione di satelliti radar e qualche aereo cisterna, ma in dosi tarate per operare dentro una coalizione, lontane dai volumi che servirebbero in solitaria. Per decenni quei volumi li ha messi l’America, per l’Italia come per tutti gli altri europei.
Terzo: la durata. Un riarmo sostenuto in solitaria, con la crescita allo 0,5% e il debito al 139% del PIL, è una promessa che i mercati peserebbero prima ancora dei generali.
La minaccia, vista da qui
La minaccia italiana non assomiglia a quella baltica, e fingere il contrario sarebbe propaganda. Nel sondaggio YouGov solo un italiano su tre, il 34%, mette in conto una guerra con la Russia: nessun altro dei sette paesi intervistati è così tranquillo. E la geografia offre loro qualche argomento: nessun confine con la Russia, le Alpi alle spalle. La pressione arriva dal mare. Più del 95% del gas che l’Italia consuma è importato, per tubo dall’Algeria e dall’Azerbaigian o per nave; sul fondo del Mediterraneo corrono i cavi che collegano l’Europa all’Asia; nel Mar Rosso gli attacchi ai mercantili hanno già costretto le rotte a girare intorno all’Africa. Aggiungi l’instabilità tra Nordafrica e Sahel, e il quadro è chiaro: la sicurezza italiana si gioca su rotte, cavi e porti molto prima che su una linea di trincee.
Anche questo quadro, però, non si presidia da soli. Scortare convogli, sorvegliare fondali, tenere aperto uno stretto sono lavori che consumano navi e chiedono occhi satellitari, basi lungo le rotte e alleati che coprano il resto. La stessa marina che è il miglior argomento italiano funziona perché opera dentro una rete che nessun paese di 59 milioni di abitanti potrebbe permettersi per intero.
Quindi: si difenderebbe o no?
Da sola no, e nessun bilancio realistico lo cambierebbe. Il punto è che il test non lo passa nessuno sul continente: la Germania non ha il deterrente e cerca ancora i soldati, la Francia ha 204 mila militari e un solo bilancio per compiti in scala continentale, la Polonia spende il 4,83% del PIL, più degli Stati Uniti in proporzione, e non sostiene affatto di bastare a sé stessa. L’85% degli italiani che risponde no non sta confessando una debolezza nazionale: sta registrando una condizione europea. Il conto a scala di continente, quello che torna, sta in un’altra pagina: L’Europa si difenderebbe senza gli Stati Uniti?
Il fianco di tutti
Un pilastro europeo della NATO, con capacità e comando comuni, farebbe per l’Italia il lavoro che l’Italia non può fare per sé: il deterrente sopra la flotta, i satelliti sopra le rotte, qualcuno che guarda a est mentre le fregate guardano a sud. Chi presidia un fianco ha bisogno che gli altri fianchi siano presidiati, perché su un continente i fianchi sono di tutti. È una somma che conviene fare da svegli, prima che la faccia qualcun altro al posto nostro.
Domande frequenti
Quanto è forte l’esercito italiano?
Il Global Firepower Index 2026 colloca l’Italia al decimo posto su 145 paesi; tra gli europei della NATO le stanno davanti solo Francia, Regno Unito e Turchia. La classifica misura uomini, mezzi e industria in tempo di pace; non misura ciò che servirebbe per difendersi da soli: deterrente nucleare, satelliti e logistica in scala, tenuta economica.
Quanti soldati ha l’Italia?
Circa 165.500 militari in servizio attivo: 96 mila nell’Esercito, 28 mila in Marina, 41 mila in Aeronautica. I Carabinieri, circa 110 mila, sono una quarta forza armata con compiti di polizia e nelle statistiche vengono contati a parte.
L’Italia ha armi nucleari?
Proprie no. Sul suo territorio ci sono bombe americane in condivisione NATO, utilizzabili solo con il consenso di Washington: la garanzia resta quindi statunitense. Il deterrente europeo è franco-britannico, circa 515 testate contro le circa 5.459 russe.
Quanto spende l’Italia per la difesa?
Nel 2025 circa 45 miliardi di euro, il 2,01% del PIL: sopra il 2% per la prima volta, in parte riclassificando spese già esistenti, dai Carabinieri alle pensioni militari. Il bilancio ordinario della Difesa per il 2026 è di 31,3 miliardi.
Che ruolo ha l’Italia nella NATO?
È membro fondatore dal 1949. Ospita a Napoli uno dei comandi operativi dell’alleanza e la Sesta flotta americana, guida un battlegroup in Bulgaria e presidia con la marina il fianco sud, dal Mediterraneo al Mar Rosso.