Perché l’elettricità in Italia costa così tanto?
Perché il prezzo lo fa il gas: copre quasi metà della produzione nazionale e nel 2025 ha lasciato all’Italia l’elettricità all’ingrosso più cara d’Europa. In cifre: circa 116 euro a megawattora di media annua, contro gli 85 del continente nel suo insieme.
Il meccanismo dietro questi numeri non ha niente di misterioso, e capirlo spiega quasi tutto: come si forma il prezzo ogni ora, perché in Italia lo forma quasi sempre il gas, e che cosa può abbassarlo davvero.
Il primato che nessuno voleva
Nel 2025 un megawattora all’ingrosso è costato in media circa 116 euro in Italia, 90 in Germania, 65 in Spagna, 61 in Francia. Quasi il doppio che a Madrid, un terzo in più che nella media europea. E non è l’anno storto di un mercato volatile: l’Italia occupa il gradino alto di questa classifica da anni.
Il conto non resta nei listini. L’industria europea paga l’elettricità circa il doppio di quella americana, e dentro l’Europa l’industria italiana paga le bollette più care del continente, come calcola Confindustria. Per un’acciaieria, una cartiera o una vetreria è un dazio permanente sull’esistere. Quando Mario Draghi ha messo il costo dell’energia in cima alla lista dei divari di competitività europei, descriveva prima di tutto casa sua. Chi chiude o delocalizza per la bolletta ha fatto bene i conti.
L’ultima centrale accesa decide per tutte
Il prezzo all’ingrosso nasce ogni ora così: le offerte delle centrali si mettono in fila dalla più economica alla più cara, e l’ultima centrale ancora necessaria a coprire la domanda fissa il prezzo per tutte le altre. Se a chiudere il conto serve una centrale a gas, tutta l’elettricità di quell’ora si paga a prezzo di gas, compresa quella prodotta da sole, acqua e vento.
Nella media europea i combustibili fossili hanno fissato il prezzo in circa metà delle ore del 2025. In Italia i cicli combinati a gas sono stati la centrale marginale in circa sette ore su dieci. Ed è gas che compriamo quasi tutto fuori: circa il 95% del consumo è importato, con l’Algeria primo fornitore e il metano liquefatto da Stati Uniti e Qatar a completare il quadro; il gas russo via nave è sceso sotto il 3% della domanda nel 2025. La bolletta elettrica italiana è, in larga parte, il prezzo mondiale del gas tradotto in euro ora per ora.
Perché proprio l’Italia
La Francia paga 61 euro perché ha il nucleare, la Spagna 65 perché ha sole e vento in abbondanza. L’Italia ha detto no al nucleare due volte, con i referendum del 1987 dopo Chernobyl e del 2011 dopo Fukushima, quando votò contro circa il 94%. Erano scelte democratiche, all’epoca comprensibili; hanno però lasciato il paese senza una fonte stabile non fossile proprio in un mercato dove il prezzo lo detta il fossile. Il governo ha riaperto il dossier con un disegno di legge quadro nel febbraio 2025, orientato ai piccoli reattori modulari; non c’è ancora un cantiere, e una centrale nuova richiede più di dieci anni. È una prospettiva per il prossimo decennio: la prossima bolletta non la vedrà.
C’è poi la geografia: il sole sta al Sud, la domanda al Nord, e la rete in mezzo non sempre regge il traffico. Dal primo gennaio 2025 il mercato è passato dal PUN, il vecchio prezzo unico nazionale, ai prezzi zonali: dove le rinnovabili abbondano il prezzo può scendere, ma quell’elettricità a buon mercato raggiunge le fabbriche lombarde solo se gli elettrodotti la lasciano passare. Lo stesso vale verso l’estero: i collegamenti con i vicini più economici sono pochi e spesso saturi.
Quello che è già stato fatto
Sul fronte della sicurezza l’Italia si è mossa in fretta: dopo il 2022 il gas russo via tubo è stato sostituito da Algeria, Azerbaigian e navi metaniere, e il paese si propone come porta d’ingresso meridionale del gas per l’Europa. Ha funzionato, le forniture oggi sono più sicure. Il prezzo però no, perché il metano liquefatto si compra al prezzo mondiale e il meccanismo dell’ultima centrale resta identico. Anche il disegno del mercato elettrico, nato europeo, ha mostrato i suoi limiti proprio su paesi messi come il nostro; la riforma in vigore da luglio 2024 spinge sui contratti di lungo periodo per attutire l’esposizione al prezzo orario. La direzione è giusta, ma il passo per ora è lento.
La scala che manca
Resta la parte che nessun governo italiano può fare da solo. Nel 2022 e 2023 gli stati europei si sono fatti concorrenza al rialzo per le stesse navi metaniere, ciascuno per conto suo, e il risultato lo abbiamo pagato in bolletta. L’acquisto comune di gas oggi esiste, ma resta una frazione di ciò che un unico compratore continentale potrebbe ottenere da Qatar e Stati Uniti. E il pacchetto europeo sulle reti del dicembre 2025 elenca proprio gli elettrodotti transfrontalieri che mancano: quelli che porterebbero il sole spagnolo a 65 euro dentro un mercato che ne paga 116. Un mercato comune dell’energia fatto sul serio, con una rete che muove l’elettricità più economica del continente verso l’ora più cara e un compratore unico davanti ai venditori di gas, è l’unico sconto strutturale disponibile prima degli anni Trenta di questo secolo. Il continente che compra e costruisce insieme paga meno; chi fa da solo rimane il capolinea caro del gas.
Domande frequenti
Perché le bollette della luce sono così alte in Italia?
Perché il prezzo all’ingrosso lo fissa quasi sempre il gas, importato per circa il 95% e pagato a prezzo mondiale. Sopra si aggiungono oneri di rete, oneri di sistema e imposte. Nel 2025 l’ingrosso italiano è stato il più caro d’Europa: circa 116 euro a megawattora.
Quando scenderà il prezzo dell’elettricità?
I contratti a termine sul gas per il 2026 sono scesi ai minimi da quattro anni, e questo allevia. Ma finché a fissare il prezzo è quasi sempre una centrale a gas, ogni tensione geopolitica torna in bolletta. Il ribasso strutturale arriva con più rinnovabili, più rete e, dopo il 2030, forse il nucleare.
Che cos’è il prezzo marginale dell’elettricità?
Ogni ora l’ultima centrale ancora necessaria a coprire la domanda fissa il prezzo per tutte: così funziona l’intero mercato europeo. In Italia quella centrale è quasi sempre a gas, circa il 70% delle ore nel 2023–24, molto più della media continentale.
Perché l’Italia non ha il nucleare?
Per due referendum: nel 1987, dopo Chernobyl, e nel 2011, dopo Fukushima, quando votò contro circa il 94%. Nel febbraio 2025 il governo ha approvato un disegno di legge quadro per riaprire al nucleare di nuova generazione; non esiste ancora nessun cantiere e una centrale richiede più di dieci anni.
L’elettricità italiana è davvero la più cara d’Europa?
All’ingrosso sì: nel 2025 la media italiana è stata di circa 116 euro a megawattora contro gli 85 della media europea. Sulle bollette finali il confronto dipende da imposte e offerte nazionali, ma l’Italia resta stabilmente nel gruppo di testa.