Da dove arriva il gas che usiamo in Italia?
Quasi tutto dall’estero: l’Italia produce il 5% del gas che consuma. Il grosso arriva da Algeria, navi metaniere e Azerbaigian; dalla Russia quasi niente.
Nel 2025 ne abbiamo bruciati circa 63 miliardi di metri cubi: scaldano le case e generano quasi metà dell’elettricità nazionale. I pozzi italiani, tra l’Adriatico e la Basilicata, ne hanno coperti 3,4 miliardi, il 5,4%, in lieve risalita dopo decenni di declino. Tutto il resto entra dai confini, per tubo o per nave, e la mappa degli ingressi è cambiata più negli ultimi tre anni che nei trenta precedenti.
La porta principale è a Mazara del Vallo
Il primo fornitore è l’Algeria. Il gasdotto Transmed parte dal giacimento di Hassi R’Mel, attraversa la Tunisia, corre sul fondo del canale di Sicilia e riemerge a Mazara del Vallo: 20,1 miliardi di metri cubi nel 2025, il 31,8% della domanda italiana. L’infrastruttura è quella degli anni Ottanta; i contratti sono stati ampliati in fretta dopo il 2022.
La seconda porta è a Melendugno, in provincia di Lecce, dove approda il TAP: l’ultimo tratto del corridoio di 3.500 chilometri che parte dai giacimenti azeri del Caspio. Nel 2025 ha consegnato 10 miliardi di metri cubi, circa il 16% della domanda. Quando lo costruivano, tra proteste e ulivi espiantati, molti lo consideravano un’opera evitabile; oggi tiene in piedi un sesto del sistema.
Dalla Libia, via Greenstream fino a Gela, arriva ormai una quota marginale. E i valichi del nord – Tarvisio e Passo Gries, che per mezzo secolo hanno pompato verso sud il metano russo e quello del Mare del Nord – oggi lavorano poco, e a volte al contrario.
Un terzo arriva via nave
Il cambiamento più grande sta al largo. Nel 2025 le metaniere hanno scaricato nei cinque rigassificatori italiani, da Panigaglia a Ravenna, circa 21 miliardi di metri cubi di gas liquefatto: un terzo dei consumi, il 41% in più in un anno solo. Un metro cubo su tre passa ormai per una nave.
Il GNL ha una geografia sua: il 44% arriva dagli Stati Uniti, che il fracking ha reso il primo esportatore mondiale, il 24% dal Qatar, il 21% dall’Algeria, che vende via nave anche quello che il tubo non porta. La nave dà flessibilità, perché va dove serve. Ha però un difetto strutturale: lo stesso carico se lo contendono Rotterdam e Shanghai, e il prezzo lo fissa un’asta mondiale.
Che fine ha fatto il gas russo
Nel 2021 il primo fornitore era la Russia: 29 miliardi di metri cubi, il 40% delle importazioni, in arrivo a Tarvisio. Nel 2025 dai gasdotti russi non è arrivato più nulla, e il GNL russo comprato sul mercato è rimasto sotto il 3% della domanda. La sostituzione ha preso circa tre anni: più gas algerino, il TAP a pieno regime, due navi rigassificatrici nuove ormeggiate a Piombino dal 2023 e a Ravenna dal 2025. Oggi nessun fornitore supera un terzo del totale; nel 2021 uno solo ne copriva il 40%.
L’orgoglio dell’hub
Su questa mappa i governi, non solo l’ultimo, hanno costruito un racconto: l’Italia come hub del gas del sud, porta d’ingresso dell’energia per l’Europa. La geografia lo regge: i tubi dall’Africa e dal Caspio approdano qui, i rigassificatori ci sono, e i gasdotti verso la Svizzera e l’Austria possono ormai spingere il gas anche verso nord, al contrario di come furono progettati. Il Mediterraneo, in questa versione, torna a essere uno spazio strategico; le rotte delle metaniere sono le stesse che la marina pattuglia (l’Italia si difenderebbe da sola?).
Un hub, però, guadagna se il gas ci passa attraverso, e i flussi verso nord restano per ora modesti rispetto alle ambizioni. E l’etichetta non fa sconti a chi ci abita: il gas che attraversa un paese non costa meno per il fatto di attraversarlo.
Il conto in bolletta
La diversificazione ha risolto la sicurezza; il prezzo no. Il gas liquefatto si compra al prezzo mondiale, e nel 2025 il metro cubo europeo è costato in media più del triplo di quello americano. In Italia il gas fissa il prezzo dell’elettricità nella gran parte delle ore, così quel sovrapprezzo è diventato l’ingrosso elettrico più caro d’Europa, circa 116 euro a megawattora contro gli 85 della media continentale: il meccanismo, ora per ora, lo spiega la pagina sull’elettricità.
La stazza che manca
Dall’altra parte del tavolo siedono venditori con pochi pari: la Sonatrach algerina, QatarEnergy, gli esportatori americani. Davanti a loro l’Europa si presenta in ordine sparso: l’Italia negozia per i suoi 63 miliardi di metri cubi, la Germania per i suoi, ciascuno con la propria urgenza, mentre il continente nel suo insieme ne consuma oltre 330 l’anno – il cliente che nessun venditore al mondo può permettersi di perdere. Chi compra con quella stazza detta condizioni; chi compra da solo le ascolta.
Il racconto dell’hub, preso sul serio, porta esattamente lì. Una porta serve se dietro c’è una casa: tubi verso nord a piena capacità e un compratore che tratti il gas sbarcato a Ravenna come una risorsa del continente, con le spalle di 450 milioni di persone. Dentro quel disegno l’Italia è davvero la porta sud dell’Europa. Da sola, è un molo con cinque rigassificatori.
Domande frequenti
Quanto gas produce l’Italia?
Circa 3,4 miliardi di metri cubi nel 2025, il 5,4% del fabbisogno, in risalita dopo anni di declino grazie a nuove concessioni. Oltre nove metri cubi su dieci arrivano dall’estero, via gasdotto o via nave.
L’Italia compra ancora gas dalla Russia?
Via gasdotto non arriva più nulla. Resta il gas liquefatto comprato sul mercato: meno del 3% della domanda nel 2025, circa 1,5 miliardi di metri cubi. Prima della guerra la Russia era il primo fornitore, con il 40% delle importazioni.
Da dove arriva il GNL che sbarca in Italia?
Nel 2025 il 44% dalle metaniere statunitensi, il 24% dal Qatar, il 21% dall’Algeria. Il gas liquefatto nel suo insieme copre ormai un terzo dei consumi italiani; un anno prima era meno di un quarto.
Che cos’è il TAP e quanto gas porta?
Il Trans Adriatic Pipeline porta in Puglia, a Melendugno, il gas dei giacimenti azeri del Caspio. È in funzione dalla fine del 2020; nel 2025 ha consegnato 10 miliardi di metri cubi, circa il 16% della domanda italiana.
L’Italia rischia di restare senza gas?
Restare fisicamente senza gas è improbabile: cinque rigassificatori, tre gasdotti da sud e gli stoccaggi reggono anche scenari severi. Resta l’esposizione al prezzo, perché il gas via nave si compra al prezzo mondiale, in concorrenza con l’Asia.