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L’Europa si sta preparando alla guerra?

Sì, nel senso che si sta riarmando per non doverla combattere: piani, prestiti e progetti comuni puntano a scoraggiare la Russia entro il 2030.

In concreto si stanno facendo tre cose, lente e poco visibili: spendere di più, comprare insieme e sistemare le strade e i ponti su cui dovrebbe muoversi un esercito.

Da dove viene la parola «guerra»

A marzo 2025 la Commissione europea ha presentato un Libro bianco sulla difesa e un piano che si chiamava ReArm Europe. Dopo le critiche di Giorgia Meloni in Senato, che lo ha definito fuorviante, e del governo spagnolo, Bruxelles gli ha affiancato un’etichetta più neutra, Readiness 2030, cioè prontezza entro il 2030; nei documenti ufficiali convivono tutti e due i nomi.

Il documento spiega l’obiettivo con una frase: «L’unico modo per garantire la pace è quello di essere pronti a dissuadere coloro che potrebbero infliggerci un danno». L’idea è la deterrenza: rendere un attacco così costoso da non convenire. La data coincide con le stime dei servizi tedeschi, secondo cui la Russia potrebbe essere in grado di attaccare un paese della NATO entro la fine del decennio. Che cosa dicono quelle stime, e che cosa no, è in Quando potrebbe la Russia attaccare la NATO?

I soldi

Il conto annunciato è di circa 800 miliardi di euro entro il 2030. Circa 650 miliardi sono spesa che i governi potrebbero fare in deficit grazie a una deroga alle regole di bilancio europee, fino all’1,5% del PIL l’anno per quattro anni. Gli altri 150 sono SAFE, prestiti a tasso agevolato che l’Unione raccoglie sui mercati e presta ai paesi che comprano armi insieme ad almeno un altro.

Secondo la stampa, entro giugno 2026 la deroga era stata concessa a 18 paesi. Diciannove paesi hanno presentato un piano SAFE; il primo pagamento, 6,6 miliardi alla Polonia, è arrivato il 29 maggio 2026, e a fine agosto avevano ricevuto il primo anticipo otto paesi. Per l’industria c’è un fondo più piccolo, 1,5 miliardi di sovvenzioni per il 2025–2027. Per confronto, i 27 paesi dell’Unione hanno speso per la difesa 418 miliardi nel solo 2025.

La tabella di marcia

A ottobre 2025 la Commissione ha fissato le scadenze. Una difesa comune contro i droni, con una prima capacità entro la fine del 2026 e piena entro la fine del 2027. Una sorveglianza del fianco orientale funzionante entro la fine del 2028. Uno scudo aereo e uno spaziale da avviare nel 2026. E un obiettivo che tocca tutti: comprare insieme almeno il 40% degli armamenti entro la fine del 2027. Il 28 settembre 2026 i governi hanno approvato i primi cinque progetti comuni, dai droni alla difesa aerea al fianco orientale, con in media 18 paesi in ciascuno.

Poi c’è la parte meno spettacolare, forse la più utile. A fine 2025 alcuni paesi chiedevano ancora 45 giorni di preavviso prima di lasciar passare i soldati di un alleato. Il pacchetto sulla mobilità militare vuole portare il limite a tre giorni entro il 2027 e ha individuato oltre 500 punti critici da adeguare – ponti, gallerie, snodi ferroviari – lungo quattro corridoi, per circa 100 miliardi.

E i cittadini?

La strategia per la preparazione presentata a marzo 2025 chiede a ogni famiglia di avere scorte essenziali per cavarsela da sola almeno 72 ore. Vale per una guerra come per un blackout o un’alluvione: è protezione civile.

L’Italia

L’Italia partecipa, con il freno tirato. Aveva diritto a 14,9 miliardi di prestiti SAFE e ad agosto 2026 ne ha chiesti circa 8. L’11 settembre 2026 il governo ha chiesto di usare la deroga alle regole di bilancio, per la difesa e per la sicurezza energetica, con una spesa per la difesa aggiuntiva fino a 0,9 punti di PIL entro il 2028, mentre il documento di finanza pubblica di ottobre ne prevede 0,3 nel 2027 e altrettanti nel 2028; la Commissione ha dato parere favorevole l’8 ottobre, e manca il via libera del Consiglio. Quanto spende oggi il paese, e come è arrivato al 2%, è in Quanto costa la difesa dell’Italia?

La prudenza ha una ragione comprensibile: un debito pubblico al 136,7% del PIL alla fine del 2025. Sulla direzione, però, gli italiani sono d’accordo con gli altri europei: secondo l’Eurobarometro della primavera 2026, l’82% vuole una politica di sicurezza e di difesa comune, un punto sopra la media dell’Unione.

Prepararsi, ma come

La parte nuova di Readiness 2030 è il «comune». Ventisette paesi che spendono ciascuno per conto proprio comprano mezzi diversi, a prezzi diversi, che faticano a funzionare insieme; lo stesso denaro speso in comune compra di più, e il Servizio di ricerca del Parlamento europeo stima che la frammentazione costi tra 18 e 57 miliardi l’anno. Il piano prova a spingere in quella direzione con prestiti, progetti e scadenze, lasciando ai governi l’ultima parola su quasi tutto. Fin dove possa arrivare così lo spiega L’Europa compra le armi insieme?

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Domande frequenti

Che cos’è Readiness 2030?

È il piano con cui la Commissione europea vuole che gli eserciti europei siano in grado di scoraggiare un’aggressione entro il 2030. Nasce a marzo 2025 come «ReArm Europe»; dopo le obiezioni di Italia e Spagna la Commissione gli ha affiancato il nome Readiness 2030. Mette insieme regole di bilancio più flessibili, prestiti comuni e progetti condivisi.

Quanto vale il piano di riarmo europeo?

Fino a circa 800 miliardi di euro entro il 2030, secondo la Commissione: circa 650 di spesa nazionale aggiuntiva resa possibile da una deroga alle regole di bilancio e 150 di prestiti comuni SAFE. La cifra indica un tetto massimo di spesa possibile. Nel 2025 i paesi dell’UE hanno speso per la difesa 418 miliardi.

L’Italia partecipa?

Sì, con prudenza. Aveva diritto a 14,9 miliardi di prestiti SAFE e ad agosto 2026 ne ha chiesti circa 8. L’11 settembre 2026 ha chiesto di usare la deroga alle regole di bilancio per difesa e sicurezza energetica; la Commissione ha dato parere favorevole l’8 ottobre e manca il voto del Consiglio.

Perché proprio il 2030?

È la scadenza fissata dalla Commissione nel Libro bianco, e coincide con l’orizzonte indicato dai servizi tedeschi: il BND stima che la Russia potrebbe essere in grado di attaccare un paese della NATO entro la fine del decennio, le forze armate tedesche parlano del 2029. Sono stime di capacità, non previsioni di un attacco.

Che cosa devono fare i cittadini?

La strategia europea per la preparazione del marzo 2025 raccomanda a ogni famiglia di avere scorte essenziali per cavarsela da sola almeno 72 ore in caso di emergenza. Vale per guerre, blackout, alluvioni o pandemie: è protezione civile, non mobilitazione.

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