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Quando potrebbe la Russia attaccare la NATO?

I servizi occidentali stimano che verso il 2029–2030 la Russia potrebbe sostenere una grande guerra contro la NATO. Stime di capacità: nessuno prevede un attacco.

Le date girano nei titoli quasi sempre staccate dalle loro fonti. Le fonti sono poche, tutte pubbliche, e ognuna specifica che cosa sta misurando. Rimetterle in fila è un esercizio breve.

Chi ha detto cosa

Il BND, il servizio d’intelligence estero tedesco, valuta che verso il 2030 la Russia potrebbe essere in grado di condurre una grande guerra convenzionale contro la NATO. La stessa agenzia stima la spesa militare russa reale del 2025 vicina ai 250 miliardi di euro, contro un bilancio ufficiale attorno ai 150 miliardi di dollari: nel conteggio entrano il potere d’acquisto e i capitoli nascosti del bilancio federale.

Il generale Carsten Breuer, capo di stato maggiore della Bundeswehr, indica «al più presto il 2029». Mark Rutte, segretario generale della NATO, ha detto a Londra nel giugno 2025 che la Russia potrebbe essere pronta a usare la forza militare contro l’alleanza «entro cinque anni», e lo ha ripetuto a dicembre. Contando da quelle dichiarazioni si arriva, di nuovo, attorno al 2030.

Il servizio d’intelligence della difesa danese aveva scomposto la domanda già nel 2024, con tre soglie contate dalla fine dei combattimenti in Ucraina: sei mesi per una guerra locale contro un paese confinante, due anni per una guerra regionale nel Baltico, cinque anni per una grande guerra contro la NATO. Le soglie sono tre perché «attaccare la NATO» copre azioni molto diverse tra loro, e un’incursione limitata su un confine dell’alleanza richiede molto meno di un’offensiva generale. Che aspetto avrebbe, ora per ora, sta nella pagina su cosa succederebbe se la Russia attaccasse la NATO.

Cosa misurano quei numeri

Nessuna di queste agenzie sostiene di conoscere un piano. Il lavoro dietro le stime è contabile: a quale ritmo la Russia può rigenerare uomini, mezzi e scorte dopo quattro anni di logoramento in Ucraina.

Da una parte del registro c’è l’industria. Le fabbriche di munizioni russe lavorano su tre turni, e per alcune voci, proiettili d’artiglieria e droni, la produzione supera già i consumi del fronte. Rutte ha riassunto il divario a dicembre: la Russia produce in tre mesi quello che l’intera NATO produce in un anno. Quanto agli uomini, l’esercito conta circa 1,3 milioni di effettivi e ha un obiettivo dichiarato di 1,5 milioni.

Dall’altra parte ci sono le perdite. Le stime occidentali parlano di 1,1–1,4 milioni di russi tra morti e feriti dal 2022. Nel 2026, per la prima volta dall’inizio della guerra, le perdite mensili, oltre 30.000 uomini, superano i nuovi arruolamenti, circa 27.000. E i depositi di mezzi corazzati dell’era sovietica, che hanno alimentato quattro anni di guerra, risultano in gran parte svuotati o in cattivo stato.

Le date nascono pesando le due colonne. Per questo sono stime di ricostituzione, e per questo quasi tutte partono dallo stesso evento futuro.

L’orologio parte da un cessate il fuoco

Finché si combatte, il grosso delle forze russe resta inchiodato al fronte e si consuma più in fretta di quanto si rigeneri. Le soglie danesi contano per questo «dalla fine dei combattimenti», e anche il 2030 del BND presuppone che la guerra in Ucraina si fermi abbastanza presto da lasciare a Mosca qualche anno per ricostruire.

La guerra è nel suo quinto anno. Nella primavera del 2026 i negoziati si sono intensificati; a maggio le due parti hanno annunciato tregue unilaterali di pochi giorni, scadute tra accuse reciproche. Ogni mese di combattimenti in più sposta la ricostituzione in avanti, e tiene intanto l’industria russa a regime di guerra. Il giorno in cui un cessate il fuoco arrivasse, l’orologio delle stime partirebbe con le fabbriche già calde.

Visto dall’Italia

A fine 2025 il 34% degli italiani considerava probabile una guerra con la Russia, la quota più bassa tra i sette paesi europei sondati da YouGov. Da dove viene quel numero e quanto è fondato lo racconta la pagina su ci sarà la guerra?. Le stime raccolte qui, però, non hanno una geografia: l’articolo 5 rende il calendario comune a tutta l’alleanza, e in una guerra sul fianco orientale l’Italia sarebbe coinvolta dall’inizio, con i comandi e le basi che ospita già. Il 2029 di Breuer vale per Tallinn quanto per Roma.

A cosa servono le date

Chi pianifica la difesa usa queste stime come scadenze. Al vertice dell’Aia, nel giugno 2025, gli alleati si sono impegnati a portare la spesa militare al 5% del PIL entro il 2035; il primo riesame di quell’impegno è fissato al 2029, lo stesso anno indicato da Breuer. La coincidenza descrive il metodo: prepararsi sulla data più vicina, in modo che nessuna delle date arrivi mai.

Per l’Europa la scadenza ha una forma precisa: un pilastro europeo della NATO che regga il primo urto con forze e comando propri, pronto prima della data più vicina. Se il continente ci arriva, il 2029 e il 2030 resteranno quello che sono oggi, righe nei rapporti dei servizi. Dipende quasi tutto da decisioni europee, e quasi niente da Mosca.

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Domande frequenti

La Russia ha davvero intenzione di attaccare la NATO?

Nessun servizio occidentale sostiene di conoscere un piano d’attacco, e non esiste alcuna data annunciata. Le stime misurano quando le forze russe, ricostituite dopo l’Ucraina, potrebbero esserne materialmente capaci. Se la capacità diventi anche tentazione dipende da quanto pronta Mosca si aspetta di trovare l’Europa: su questo lavora la deterrenza.

Cosa dice l’intelligence tedesca su un attacco russo?

Il BND valuta che verso il 2030 la Russia potrebbe condurre una grande guerra convenzionale contro la NATO, e stima la sua spesa militare reale del 2025 vicina ai 250 miliardi di euro. Il capo di stato maggiore della Bundeswehr, Carsten Breuer, indica «al più presto il 2029».

Perché le stime contano dalla fine della guerra in Ucraina?

Perché oggi il grosso delle forze russe è impegnato al fronte e perde più uomini di quanti ne recluti. Il calcolo riguarda la ricostituzione: il tempo che servirebbe a Mosca, a combattimenti finiti, per rigenerare truppe, mezzi e scorte fino a poter sfidare l’alleanza.

Cosa potrebbe fare la Russia prima del 2029?

Quello che fa già: pressione ibrida sotto la soglia della guerra aperta, come i sabotaggi e le incursioni di droni in corso in Europa. I servizi danesi stimavano nel 2024 che un’azione locale contro un paese confinante sarebbe possibile entro sei mesi dalla fine dei combattimenti in Ucraina.

Il 2029 è una data certa?

No. È l’estremo più vicino tra le stime pubbliche («al più presto il 2029», Bundeswehr) e, per coincidenza, l’anno del primo riesame degli impegni di spesa presi all’Aia. Nessuna fonte la presenta come una previsione; chi pianifica la difesa la tratta come una scadenza.

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