Il nostrocontinente

Torna la leva obbligatoria in Italia?

No. La leva resta sospesa e il governo lavora solo a riserve di volontari; per riattivarla servirebbe una guerra dichiarata o una grave crisi internazionale.

La domanda torna a ogni notizia sul riarmo, e le ricerche su «leva obbligatoria» si impennano dopo ogni dichiarazione di un ministro. Questa pagina risponde con quello che dice la legge: cosa significa che la leva è «sospesa», cosa dovrebbe succedere perché si risvegli, chi verrebbe chiamato prima di qualunque civile e cosa contengono davvero le proposte di cui si parla nel 2026.

Sospesa, non abolita

L’ultimo scaglione di coscritti si è congedato nel 2005. La legge 226 del 2004 ha sospeso le chiamate alle armi dal 1° gennaio 2005; l’obbligo giuridico è rimasto scritto nel Codice dell’ordinamento militare, dove dorme da vent’anni. Da allora l’esercito italiano è interamente professionale e volontario.

Qualche traccia di quel mondo esiste ancora. I comuni compilano ogni anno le liste di leva dei ragazzi che compiono diciassette anni: è un adempimento anagrafico, nessuno riceve convocazioni, visite o cartoline precetto. Trovare il proprio nome in una lista di leva significa soltanto che lo Stato sta contando, come ha sempre fatto.

Cosa dovrebbe succedere prima

Il Codice dell’ordinamento militare elenca le condizioni in ordine. Primo: i volontari in servizio non bastano più. Secondo: non basta nemmeno richiamare i militari volontari congedati da non più di cinque anni. Solo a quel punto il servizio di leva può essere ripristinato, con decreto del Presidente della Repubblica su deliberazione del Consiglio dei ministri, e soltanto in due casi: se le Camere hanno deliberato lo stato di guerra secondo l’articolo 78 della Costituzione, oppure se una grave crisi internazionale, in cui l’Italia è coinvolta direttamente o per la sua appartenenza a un’organizzazione internazionale, giustifica un aumento degli organici delle Forze armate.

Nessun ministro può riattivare la leva con una firma. Serve una catena di decisioni politiche prese alla luce del sole, con il Parlamento nel punto più alto. E vale la pena ricordare la statistica di base: la Repubblica non ha mai deliberato uno stato di guerra, l’articolo 78 è rimasto inutilizzato dal 1948 a oggi.

Chi verrebbe chiamato, e in che ordine

Anche nello scenario peggiore l’ordine è scritto. Primi i circa 165 mila militari in servizio, che per questo mestiere sono pagati e addestrati. Poi gli ex militari congedati da meno di cinque anni, persone già formate che possono rientrare in tempi brevi. Solo dopo, e solo se nel frattempo la leva fosse stata ripristinata con la procedura sopra, toccherebbe ai civili: l’obbligo riguarda i cittadini maschi tra i 18 e i 45 anni, previa visita di idoneità. Le donne servono nelle Forze armate esclusivamente su base volontaria, da quando l’arruolamento femminile è stato aperto nel 2000.

C’è anche un limite pratico che le paure di solito saltano: lo Stato non ha caserme, istruttori né equipaggiamento per addestrare centinaia di migliaia di persone insieme. Qualsiasi richiamo procederebbe per gradi, secondo le capacità di formazione, a partire da chi una divisa l’ha già portata.

Le proposte che esistono davvero

Nel maggio 2024 la Lega ha depositato alla Camera una proposta di legge per sei mesi di servizio obbligatorio, militare o civile, per i giovani tra i 18 e i 26 anni, da svolgere nella propria regione di residenza. È ferma: la maggioranza non la sostiene e il ministro della Difesa Guido Crosetto l’ha bocciata pubblicamente. Gli stati maggiori, per primi, di coscritti semestrali non sanno che farsene: costano mesi di addestramento e rendono poco.

Il progetto del governo va in un’altra direzione. La riforma arrivata in bozza nel giugno 2026, e attesa in Consiglio dei ministri in estate, istituisce riserve militari di volontari retribuiti: circa 10 mila persone all’inizio, fino a 40 mila entro il 2033, divise tra una riserva operativa, una specialistica (medici, ingegneri, informatici) e una territoriale. Ex militari e civili con competenze utili, richiamabili per emergenze, logistica e cyberdifesa. Ci si entra per scelta, con un contratto; il testo non contiene alcun obbligo per chi non si candida.

Emergency ha raccolto 70 mila firme contro il ritorno della leva nella primavera del 2026, e quella vigilanza ha un fondamento serio: parole come «riserva», «richiamo» e «mobilitazione» sono rientrate nel dibattito dopo decenni di assenza. I testi, letti per intero, descrivono però un esercito che cerca professionisti e specialisti volontari. È la stessa logica che tiene la leva dove sta.

Perché la risposta resta no

La leva torna nei paesi che si sentono soli davanti a una minaccia; resta sospesa dove la deterrenza funziona. Il modo più sicuro di non rivedere mai le cartoline precetto è che attaccare il continente resti un pessimo affare per chiunque ci pensi, e un pilastro europeo della NATO credibile, con comando e capacità comuni, si costruisce con professionisti e mezzi condivisi molto più che con masse di diciottenni in caserma. Se l’Europa saprebbe difendersi da sola lo abbiamo contato in un’altra pagina; cosa scatterebbe davvero se un alleato venisse attaccato lo spiega la pagina sull’articolo 5. La leva è lo strumento delle guerre che non si è riusciti a scoraggiare. Tenerla sospesa per sempre è un obiettivo che un continente raggiunge meglio insieme.

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Domande frequenti

La leva obbligatoria è stata abolita in Italia?

È stata sospesa dal 1° gennaio 2005 con la legge 226/2004. L’obbligo resta scritto nel Codice dell’ordinamento militare e i comuni compilano ancora le liste di leva, ma le chiamate sono ferme da oltre vent’anni.

Chi verrebbe chiamato in caso di guerra?

Prima i circa 165 mila militari in servizio, poi gli ex militari congedati da meno di cinque anni. Solo dopo, e solo se la leva fosse stata ripristinata per legge, i cittadini maschi tra i 18 e i 45 anni giudicati idonei alla visita.

Quando può tornare la leva obbligatoria?

Il Codice dell’ordinamento militare prevede due casi: stato di guerra deliberato dalle Camere secondo l’articolo 78 della Costituzione, oppure una grave crisi internazionale che coinvolga l’Italia. Serve comunque un decreto del Presidente della Repubblica su deliberazione del Consiglio dei ministri.

Cosa prevede la proposta della Lega sul servizio militare?

Sei mesi di servizio obbligatorio, militare o civile, per i giovani tra i 18 e i 26 anni, da svolgere nella propria regione. Depositata alla Camera nel 2024, è ferma: il ministro della Difesa l’ha bocciata e la maggioranza non la sostiene.

Le donne sarebbero obbligate a partire?

No. L’obbligo di leva previsto dal Codice riguarda i cittadini maschi tra i 18 e i 45 anni. Le donne servono nelle Forze armate esclusivamente su base volontaria, da quando l’arruolamento femminile è stato aperto nel 2000.

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