Come funziona l’articolo 5 della NATO – e scatterebbe davvero?
L’articolo 5 dice che un attacco armato a un membro della NATO è un attacco a tutti: è scattato una sola volta, per difendere l’America.
Attorno a quella frase, firmata anche dall’Italia a Washington nel 1949, sono cresciuti miti in due direzioni opposte: c’è chi la immagina come un grilletto che scatena la guerra mondiale e chi la liquida come una promessa di carta. Il testo vero è più interessante di entrambi i miti, e da 77 anni regge la sicurezza del continente.
Che cosa c’è scritto davvero
Il testo è di poche righe. Le parti convengono che un attacco armato contro una di esse «sarà considerato come un attacco diretto contro tutte» e che ciascuna, in quel caso, intraprenderà «l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’impiego della forza armata».
Due dettagli contano. Il primo: l’impegno è collettivo, ma la risposta la decide ogni alleato per conto suo; il trattato non obbliga nessuno a dichiarare guerra l’indomani. Il secondo: l’uso della forza sta scritto nero su bianco. Attorno a quella frase l’alleanza ha costruito per decenni comandi, piani di difesa ed esercitazioni. È un impegno militare con un’intera macchina dietro.
Il mito dell’automatismo
L’articolo 5 non scatta da solo. Prima il Consiglio Atlantico, dove siedono i governi di tutti i 32 membri, accerta che si tratti di un attacco armato ai sensi del trattato; poi ogni alleato sceglie come rispondere. E non copre ogni incidente: un drone abbattuto o un cavo sottomarino tranciato si gestiscono con le consultazioni dell’articolo 4, con più difese sul posto e con risposte sotto la soglia della guerra. È esattamente il motivo per cui la Russia calibra le sue campagne di sabotaggio in modo da restare sotto quella soglia.
Da qui nasce lo scetticismo: se ognuno decide da sé, quanto vale la garanzia? La storia risponde meglio della teoria.
L’unica volta che è scattato
In 77 anni l’articolo 5 è stato invocato una sola volta: il 12 settembre 2001, all’unanimità e in meno di un giorno dagli attentati. Ed è scattato per il paese che sembrava non doverne avere mai bisogno, gli Stati Uniti. Nei mesi successivi gli aerei radar AWACS degli alleati europei hanno pattugliato i cieli americani. L’unico precedente esistente, quindi, racconta di europei accorsi in difesa dell’America; a chi dubita che accadrebbe l’inverso conviene ricordare da che parte ha viaggiato finora la solidarietà.
Settembre 2025, il collaudo
La notte tra il 9 e il 10 settembre 2025 i droni russi hanno violato 19 volte lo spazio aereo polacco. Caccia polacchi e olandesi ne hanno abbattuti alcuni, e per la prima volta nella storia dell’alleanza sono stati abbattuti mezzi russi; alla risposta ha contribuito anche un aereo radar italiano. La Polonia ha chiesto le consultazioni dell’articolo 4, ottava attivazione da quando l’alleanza esiste, e la NATO ha risposto con l’operazione Eastern Sentry, rafforzando la sorveglianza del fianco orientale.
Nessuno ha invocato l’articolo 5, e questo è il punto. Il sistema dispone di una scala di risposte sotto la guerra e quella notte l’ha usata: intercettare, consultarsi, rinforzare. Non è una falla: è il disegno. Un’alleanza che dichiarasse guerra per ogni drone regalerebbe a Mosca il pulsante dell’escalation.
La parte dell’Italia
L’Italia c’era dal primo giorno: nel 1949 firmò il trattato a Washington con altri undici paesi. E c’era anche nella notte dei droni, con quell’aereo radar sopra la Polonia, mentre caccia italiani erano schierati in Estonia per la sorveglianza aerea alleata. La garanzia va letta anche da questo lato: prima di chiedersi se gli alleati verrebbero da noi, conviene notare che noi siamo già da loro.
Vale pure per la geografia. La stessa firma che porta caccia olandesi sui cieli polacchi copre il Mediterraneo, i cavi sottomarini e le rotte marittime da cui l’Italia dipende: nell’alleanza ogni fianco è il fianco di tutti. Quanto peso l’Europa saprebbe reggere con le proprie forze, e a che prezzo, è un’altra domanda e ha una pagina sua.
E quindi: scatterebbe?
Tutto, nell’alleanza, è costruito perché la domanda non arrivi mai al banco di prova. Sul fianco orientale, dall’Estonia alla Romania, sono schierati battaglioni multinazionali: chi attaccasse Tallinn sparerebbe dal primo giorno anche su tedeschi, britannici e italiani, e lo sa. La deterrenza funziona finché nessuno dubita della risposta; per questo conta ogni drone intercettato e ogni consultazione convocata in fretta.
Oggi, però, la credibilità dell’articolo 5 poggia in gran parte sugli Stati Uniti. Quanto più solido diventerà il pilastro europeo della NATO, con comando, munizioni e difesa aerea del continente, tanto meno quella frase del 1949 dipenderà dagli umori di una sola capitale oltreoceano. Un continente che sostiene da sé la propria parte della promessa non deve chiedersi se qualcuno la manterrà.
Domande frequenti
L’articolo 5 della NATO è automatico?
No. Prima il Consiglio Atlantico, cioè i governi di tutti i 32 membri, accerta che si tratti di un attacco armato; poi ogni alleato intraprende l’azione che giudica necessaria, incluso l’uso della forza. La deterrenza si regge sul fatto che nessuno dubiti in anticipo della risposta.
Quante volte è stato invocato l’articolo 5?
Una sola volta in 77 anni di alleanza: il 12 settembre 2001, all’unanimità e in meno di un giorno, in difesa degli Stati Uniti dopo gli attentati dell’11 settembre. Nei mesi successivi aerei radar europei hanno pattugliato i cieli americani.
Che differenza c’è tra articolo 4 e articolo 5?
L’articolo 4 dà a ogni membro il diritto di chiedere consultazioni quando si sente minacciato; è stato attivato otto volte, l’ultima dalla Polonia dopo i droni russi del settembre 2025. L’articolo 5 è l’impegno di difesa collettiva vero e proprio.
L’articolo 5 copre anche gli attacchi cibernetici e ibridi?
Può coprirli. La NATO ha dichiarato che un grave attacco cibernetico o una campagna ibrida possono attivarlo, senza mai precisare dove passi la linea. Proprio per questo la gran parte dei sabotaggi resta deliberatamente sotto quella soglia.
Quanto ci metterebbero gli alleati ad arrivare?
La prima linea è già sul posto: sul fianco orientale, dall’Estonia alla Romania, sono schierati battaglioni multinazionali e difese aeree alleate. Le forze di reazione rapida della NATO si misurano in giorni, il grosso delle forze in settimane.