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Quanti carri armati ha la Russia?

Non lo sa nessuno con certezza: Mosca non dichiara il suo arsenale, e ogni cifra che circola è una stima o una dichiarazione di parte.

Perché non c’è un numero ufficiale

Per quasi vent’anni un numero c’era, almeno tra i governi. Il trattato sulle forze armate convenzionali in Europa, firmato nel 1990, fissava un tetto ai carri armati di ogni paese e obbligava a scambiarsi ogni anno i dati, con ispezioni sul posto. La Russia ha sospeso il trattato il 12 dicembre 2007 e ne è uscita del tutto il 7 novembre 2023.

Restava il Documento di Vienna dell’OSCE, che chiede a ogni paese di comunicare agli altri, entro il 15 dicembre, la struttura delle proprie forze e i principali sistemi d’arma. In una dichiarazione all’OSCE del giugno 2025 la Russia ha confermato di non aver inviato i dati per il 2024, spiegando che nelle circostanze attuali non può rispettare quegli impegni. E al registro delle armi convenzionali dell’ONU, dove la dichiarazione delle dotazioni è comunque volontaria, nei rapporti consultati Mosca non ha indicato i carri che possiede: per il 2019 ha comunicato solo le esportazioni, per il 2024 non ha comunicato niente.

Oggi, insomma, non esiste alcun canale internazionale attraverso cui la Russia dica, anche solo agli altri governi, quanti carri armati ha.

Che cosa dice Mosca

Il governo russo non parla di scorte. Parla di consegne, e mescola mezzi nuovi e vecchi. Nel dicembre 2023 l’allora ministro della Difesa Sergej Šojgu ha annunciato che in quell’anno le forze di terra avevano ricevuto 1.530 carri «nuovi e modernizzati». L’IISS, l’istituto di studi strategici di Londra, ha calcolato che tra 1.180 e 1.280 di quei carri erano mezzi tirati fuori dai depositi e rimessi in sesto. Nel dicembre 2025 il suo successore Andrej Belousov ha detto che le consegne di armamenti erano cresciute di un terzo rispetto all’anno prima, senza dare cifre sui carri.

Per gli uomini almeno c’è un tetto ufficiale: l’ultimo decreto, del 28 settembre 2026, fissa l’organico a 1.550.500 militari, senza dire quanti posti siano occupati. Come si confrontano con gli eserciti europei è spiegato in Quanti soldati ha l’Europa?

Che cosa dicono gli altri

Le stime pubbliche più solide misurano i flussi, non il totale.

  • Perdite. Il ministero della Difesa britannico ha scritto al Parlamento, a gennaio 2024, che dall’inizio dell’invasione erano stati distrutti oltre 2.600 carri russi. L’IISS stima circa 1.400 carri persi nel solo 2024.
  • Rimpiazzi. Sempre secondo l’IISS, nel 2024 la Russia ha rimesso in servizio o costruito oltre 1.500 carri, e a fine anno i suoi mezzi in servizio erano tornati più o meno ai livelli di prima dell’invasione. Nel 2025 il segretario generale della NATO Mark Rutte ha parlato di almeno 1.500 carri attesi in uscita dalle fabbriche russe in quell’anno, senza distinguere tra nuovi e ricondizionati.
  • Carri davvero nuovi. Sono una piccola parte. Del modello più moderno, il T-90M, a febbraio 2022 ce n’erano in servizio circa 67; dall’aprile 2020 ne sono stati costruiti o modernizzati almeno 231, secondo l’IISS.
  • La cifra ucraina. Lo Stato maggiore ucraino dichiara 12.439 carri russi distrutti al 23 ottobre 2026. È il numero più citato e il meno verificabile, perché lo pubblica una delle due parti in guerra.

Circolano anche i conteggi dei siti che catalogano le perdite documentate da foto e video. Sono un minimo accertato delle perdite, e dicono poco su quanti carri restino a Mosca.

Il nodo dei depositi

Da queste cifre esce un quadro coerente. Nel 2024 la Russia ha compensato le perdite più o meno al ritmo con cui le subiva, e lo ha fatto soprattutto svuotando le enormi riserve ereditate dall’Unione Sovietica, conservate in una decina di grandi basi. L’IISS giudica «molto probabile» che i mezzi rimasti in deposito siano in cattive condizioni. Quanti ne restino, e quanti siano ancora recuperabili, è proprio la cifra che nessuna fonte pubblica sa dare.

Quando i depositi saranno esauriti, il ritmo dipenderà dalla produzione di carri nuovi, molto più lenta. Per questo le stime sulle scorte russe contano più dei totali che girano in rete.

E gli europei?

Anche in Europa i carri armati sono tornati a contare. La Germania ha ordinato 123 Leopard 2A8, in consegna tra il 2027 e il 2030. La Polonia ha comprato 366 Abrams americani e 360 K2 coreani, questi ultimi in due contratti da 180. L’Italia, che usa l’Ariete, prevede fino a 132 carri nuovi tra il 2027 e il 2037 per due reggimenti, con un programma che il dossier della Camera del 2024 stimava in 8,2 miliardi di euro, finanziato per circa metà.

Sono ordini spalmati su anni e divisi tra fornitori diversi, a fronte di un avversario da cui la NATO si aspettava almeno 1.500 carri nel solo 2025, in gran parte ricondizionati secondo le stime dell’IISS. Che cosa costi agli europei comprare ciascuno per conto proprio è spiegato in L’Europa compra le armi insieme?; il confronto complessivo delle forze è in Chi è più forte: l’esercito della Russia o dell’Europa?

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Domande frequenti

Quanti carri armati ha la Russia nel 2026?

Non esiste un numero pubblico verificabile. Mosca non dichiara il suo arsenale e ha smesso di scambiare dati con gli altri paesi. Secondo l’IISS, alla fine del 2024 i mezzi russi in servizio erano tornati più o meno ai livelli di prima dell’invasione, mentre quelli nei depositi sono probabilmente in cattive condizioni.

Quanti carri armati ha perso la Russia in Ucraina?

Il ministero della Difesa britannico ha stimato oltre 2.600 carri distrutti fino a gennaio 2024; l’IISS, istituto di ricerca di Londra, circa 1.400 persi nel solo 2024. Lo Stato maggiore ucraino dichiara 12.439 carri russi distrutti al 23 ottobre 2026, ma è una cifra di parte, non verificabile.

Quanti carri armati produce la Russia?

Nel 2025 il segretario generale della NATO Mark Rutte ha detto che dall’industria russa erano attesi almeno 1.500 carri in quell’anno. Gran parte sono mezzi vecchi tirati fuori dai depositi e rimessi in sesto: dei 1.530 annunciati da Mosca per il 2023, l’IISS stima che tra 1.180 e 1.280 venissero dai magazzini.

Perché la Russia non dice quanti carri armati ha?

Perché si è sfilata dai meccanismi di scambio dei dati. Ha sospeso il trattato sulle forze convenzionali in Europa nel 2007 e ne è uscita nel 2023; all’OSCE non ha inviato i dati annuali per il 2024; al registro ONU, dove dichiarare le dotazioni è volontario, non le ha indicate né per il 2019 né per il 2024.

Quanti carri armati ha l’Italia?

Non c’è un dato ufficiale pubblico aggiornato sui carri Ariete in servizio. Secondo il dossier della Camera del 2024, il programma per il nuovo carro prevede fino a 132 esemplari tra il 2027 e il 2037 per due reggimenti, più 140 mezzi derivati, per un costo stimato di 8,2 miliardi di euro, finanziato per circa metà.

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