Come funziona l’Unione europea?
La Commissione europea propone le regole; le approvano il Parlamento eletto e i governi dei Ventisette; la Corte di giustizia le fa rispettare.
Tutta la macchina sta in quella frase. Il resto della pagina la smonta pezzo per pezzo, senza ideologia: cosa fa ogni istituzione, chi decide su cosa, dove il meccanismo si inceppa.
Le tre istituzioni da conoscere
La Commissione europea è l’unico organo che può proporre una legge europea, e sorveglia che quelle approvate valgano per tutti, procedure d’infrazione comprese. Ha 27 membri, uno per paese; il Parlamento la vota all’inizio del mandato e può sfiduciarla. Il membro italiano è Raffaele Fitto, dal dicembre 2024 vicepresidente esecutivo per la coesione e le riforme, con la supervisione dei fondi di ripresa, PNRR compreso.
Il Parlamento europeo è eletto direttamente ogni cinque anni: 720 seggi, di cui 76 italiani, la terza delegazione dopo la Germania (96) e la Francia (81). Senza il suo voto non passa quasi nessuna legge e nessun bilancio.
Il Consiglio dell’UE riunisce i ministri dei governi nazionali: gli stessi che rispondono ai rispettivi parlamenti e ai rispettivi elettori. La maggior parte delle leggi deve passare due volte, dal Parlamento e dal Consiglio.
Attorno a questo triangolo lavorano il Consiglio europeo, cioè i vertici dei capi di Stato e di governo che fissano la direzione politica, e la Corte di giustizia, che decide le controversie. I tre «Consigli» si confondono facilmente: il Consiglio dell’UE sono i ministri, il Consiglio europeo sono i vertici, e il Consiglio d’Europa con l’Unione non c’entra nulla – è l’organizzazione di Strasburgo nata nel 1949 attorno alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e comprende anche paesi fuori dall’Unione.
Chi decide su cosa
Le liti su «Bruxelles» nascono quasi tutte qui. L’Unione può decidere solo nelle materie che i trattati le affidano: commercio con l’estero, concorrenza, mercato unico, moneta per i paesi che hanno l’euro. In gran parte di queste vale la maggioranza qualificata: una proposta passa se la sostiene almeno il 55% degli Stati (15 su 27) con almeno il 65% della popolazione dell’Unione. Nelle materie più delicate – fisco, politica estera e di difesa, ingresso di nuovi membri, quadro di bilancio pluriennale – serve l’unanimità: il no di Roma blocca gli altri ventisei, e il no di chiunque altro blocca Roma.
Sanità, scuola, pensioni, imposte sul reddito, cultura restano nazionali. Quando un politico annuncia che «Bruxelles ha deciso» qualcosa in questa lista, o sbaglia, o il suo governo sedeva al tavolo e ha votato.
Quanto è grande la macchina
Meno di quanto suggerisce il dibattito. Il bilancio dell’Unione vale circa l’1% del reddito nazionale lordo europeo; il governo federale americano spende ogni anno oltre il 20% del PIL. L’Italia vi contribuisce da contribuente netto, circa 1,6 miliardi di euro nel 2024, il terzo saldo dopo Germania e Francia; i conti completi, PNRR compreso, stanno in Quanto paga l’Italia all’UE.
Dove la critica ha ragione
Il sistema è lento e poco leggibile. L’unanimità permette a un solo governo di bloccare per mesi sanzioni o aiuti a un paese aggredito. La responsabilità si diluisce: quando decidono tre istituzioni insieme, l’elettore fatica a capire chi premiare e chi punire. E il Parlamento, unico organo eletto direttamente, non può presentare una proposta di legge propria. Sono difetti di costruzione, e se ne discute seriamente anche a Bruxelles.
Vengono da un compromesso preciso: ventisette Stati vogliono agire insieme senza consegnarsi il controllo a vicenda. La macchina è costruita perché nessuno possa comandare da solo, e paga questa garanzia con la lentezza di tutti.
Una macchina firmata a Roma
Il progetto ha un indirizzo italiano: i trattati istitutivi furono firmati in Campidoglio il 25 marzo 1957, mentre il nome «Unione europea» esiste solo dal trattato di Maastricht, in vigore dal 1993. Chi mise quelle firme e perché lo raccontiamo in Chi ha fondato l’Unione europea.
Da allora la domanda di fondo è la stessa: quanto in comune, quanto per conto proprio. Semplificare la macchina si può, in due direzioni opposte: meno decisioni comuni, oppure decisioni comuni con un governo compiuto e leggibile, che un voto possa premiare o mandare a casa. Il continente rinvia la scelta da settant’anni; la complessità descritta in questa pagina è il prezzo del rinvio.
Domande frequenti
Chi comanda nell’Unione europea?
Nessuno da solo, per costruzione. La Commissione ha una presidente, i vertici dei capi di governo un presidente, il Parlamento un altro ancora. Il potere è diviso come in uno Stato, con più cautele: ogni legge importante richiede l’accordo di istituzioni diverse.
Cosa fa la Commissione europea?
Propone le leggi europee, unico organo che può farlo, e controlla che i trattati e le norme approvate si rispettino, aprendo procedure d’infrazione contro gli Stati inadempienti. Ha 27 membri, uno per paese; il membro italiano è Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo per la coesione e le riforme.
Quanti europarlamentari ha l’Italia?
76 su 720, eletti nel giugno 2024: la terza delegazione dopo la Germania (96) e la Francia (81). I seggi seguono una proporzionalità degressiva, che dà ai paesi piccoli più deputati per abitante.
Su cosa può decidere l’Unione europea e su cosa no?
Decide dove i trattati la autorizzano: commercio con l’estero, concorrenza, mercato unico, moneta per i paesi con l’euro. Sanità, scuola, pensioni, imposte sul reddito e cultura restano nazionali. Su fisco, politica estera e allargamento ogni Stato conserva il veto.
Cos’è la maggioranza qualificata?
La regola di voto dei governi nel Consiglio dell’UE: una proposta passa con il sì di almeno il 55% degli Stati (15 su 27) che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’Unione. Per bloccarla servono almeno quattro Stati con il 35% della popolazione.