Quanto paga l’Italia all’Unione europea – e quanto riceve?
Sul bilancio ordinario l’Italia versa più di quanto riceve, circa 1,6 miliardi nel 2024; contando i fondi post-Covid incassa invece molto più di quanto versa. Tutte e due le risposte sono vere: dipende da quale registro si apre.
Chi risponde con un numero solo, e capita spesso, il registro lo ha già scelto per te. Qui ci sono tutti e due, con le cifre che la Corte dei conti, la magistratura contabile italiana, mette in fila ogni anno nella sua relazione sui rapporti finanziari con l’Unione.
Il primo registro: il bilancio ordinario
Il meccanismo è semplice: ogni paese contribuisce al bilancio comune soprattutto in proporzione alla taglia della sua economia, e da quel bilancio riceve fondi per l’agricoltura, per le regioni in ritardo, per la ricerca. Nel 2024 l’Italia ha versato 15,7 miliardi di euro; lasciando fuori il fondo post-Covid, ne sono tornati circa 13. Nella contabilità della Commissione, che compensa alcune voci, il saldo 2024 vale circa 1,6 miliardi di contributo netto: terzo posto dietro Germania (13,1 miliardi) e Francia (4,8). Nel 2023 il divario era più ampio, con 18,8 miliardi versati e 12,8 ricevuti.
È così da anni, per costruzione: i grandi fondi di coesione vanno ai paesi più poveri, e l’Italia, con tutta la sua crescita lenta, resta la terza economia dell’Unione. Diviso per gli abitanti, il contributo netto del 2024 fa circa 27 euro a testa: poco più di due euro al mese. Conviene tenere a mente questa cifra, perché torna alla fine della pagina.
Il secondo registro: gli anni del fondo post-Covid
Con NextGenerationEU le colonne si rovesciano. Nel 2024 gli accrediti salgono a 22,4 miliardi, 9,4 dei quali dal fondo post-Covid, e il saldo diventa positivo per 6,7 miliardi: oltre 110 euro a testa, in entrata. Da questo fondo, nato nel 2020 con il primo grande debito comune europeo, nessun paese riceve più dell’Italia.
Lo strumento che porta quei soldi si chiama PNRR: 194,4 miliardi in tutto, 71,8 di sovvenzioni e 122,6 di prestiti che l’Italia rimborserà, con circa 166 miliardi già incassati ad aprile 2026. Come funziona il piano, che cosa ha comprato e che cosa scade il 31 agosto 2026 lo raccontiamo in Cos’è il PNRR. Ai fini di questa pagina conta una cosa sola: l’etichetta di beneficiaria netta vale per questi anni, in parte a credito, e il fondo si chiude con il 2026. Dal 2027 in poi resta il primo registro.
I soldi lasciati sul tavolo
La lamentela «paghiamo e non torna indietro niente» ha un fondo di verità, solo che il collo di bottiglia sta più a Roma che a Bruxelles. I fondi di coesione del ciclo 2021–2027, la voce pensata proprio per le regioni italiane in ritardo, a fine 2024 risultavano spesi per il 4,6%, con gli impegni fermi al 16,8%. Lo scrive la stessa Corte dei conti, insieme a un avvertimento collaudato: le partenze lente producono corse finali alla spesa, e le corse finali producono spesa peggiore.
La novità, del resto, sarebbe il contrario: l’Italia occupa da decenni i piani bassi delle classifiche europee di assorbimento dei fondi. Quella parte di avere che manca all’appello non la trattiene Bruxelles; aspetta bandi, progetti esecutivi e uffici tecnici comunali che spesso contano due persone.
Il conto che nessun bonifico registra
Il dare-avere con il bilancio resta comunque la voce piccola. Lo studio più citato sui benefici del mercato unico, della fondazione tedesca Bertelsmann, stima che l’accesso al mercato comune aumenti il reddito degli italiani di circa 763 euro a testa ogni anno: quasi trenta volte i 27 euro di contributo netto del 2024. È una stima di modello, da prendere come ordine di grandezza; e l’ordine di grandezza dice che per un paese manifatturiero, con filiere che attraversano tre o quattro frontiere prima di arrivare al cliente, il mercato pesa molto più delle rate.
Il beneficio, però, è distribuito male. La provincia di Bolzano guida la classifica italiana con 1.372 euro a testa, il Nord esportatore sta vicino alle regioni ricche del continente, il Mezzogiorno resta parecchio sotto la media europea di 840. Il mercato premia chi ci vende dentro; il divario che lascia aperto è esattamente quello che i fondi di coesione, oggi spesi al 4,6%, dovrebbero chiudere.
La voce grande del conto
Il trattato che ha creato tutto questo è stato firmato a Roma, in Campidoglio, nel 1957, e nessuno allora parlava di saldi netti: si usciva da due guerre e si voleva un continente che smettesse di ripeterle. Da allora il conto vero è rimasto quello: stare dentro un mercato di 450 milioni di persone con le stesse regole vale, per l’Italia, più di qualunque rata in entrata o in uscita. I 27 euro a testa del registro ordinario sono il prezzo del biglietto; i 763 del mercato unico sono il motivo del viaggio. Un continente che tiene insieme il suo mercato conviene all’Italia su entrambi i registri, e su questo i due registri, per una volta, dicono la stessa cosa.
Domande frequenti
Quanto versa l’Italia all’UE ogni anno?
Nel 2024 ha versato 15,7 miliardi di euro e ne ha ricevuti 22,4, di cui 9,4 dal fondo post-Covid: sono i dati della Corte dei conti. Senza quel fondo gli accrediti si fermano intorno ai 13 miliardi, sotto i versamenti.
L’Italia riceve più di quanto dà all’UE?
Dipende dal registro. Sul bilancio ordinario no: nel 2024 il contributo netto è stato di circa 1,6 miliardi di euro. Contando NextGenerationEU sì: il saldo sale a +6,7 miliardi, perché nessun paese riceve più dell’Italia dal fondo post-Covid, che però si esaurisce con il 2026.
L’Italia è il paese che paga di più in Europa?
No. Nel 2024 è stata la terza contribuente netta del bilancio ordinario con circa 1,6 miliardi, dietro Germania (13,1 miliardi) e Francia (4,8). Per abitante fa circa 27 euro l’anno, poco più di due euro al mese.
Quanto vale il mercato unico per l’Italia?
La fondazione Bertelsmann stima che il mercato unico aumenti il reddito degli italiani di circa 763 euro a testa ogni anno, quasi trenta volte il contributo netto al bilancio. Il beneficio è diseguale: la provincia di Bolzano guida con 1.372 euro, il Mezzogiorno resta sotto la media europea.
Cosa succede quando finisce NextGenerationEU?
Il saldo torna simile a quello di prima del 2020: dal 2027 resta il bilancio ordinario, dove l’Italia è contribuente netta, più il rimborso pluriennale della parte di PNRR presa a prestito. L’incognita è il nuovo bilancio 2028–2034, ancora in negoziato.