Cos’è il Manifesto di Ventotene e perché se ne parla ancora?
Il Manifesto di Ventotene è un testo del 1941 che propone una federazione europea per impedire nuove guerre, scritto da due prigionieri del fascismo. Se ne parla ancora per due ragioni: è il testo fondativo del federalismo europeo, e nel marzo 2025 Giorgia Meloni ne ha letto alcuni passaggi alla Camera per prenderne le distanze.
Questa pagina racconta prima il documento com’è davvero, pagine radicali comprese, e poi la polemica. Il giudizio spetta a te.
Un’isola, il confino, le cartine per sigarette
Nel giugno 1941 la Germania nazista controllava una porzione d’Europa più vasta di chiunque dai tempi dell’Impero romano. Ventotene è un’isola pontina al largo tra Lazio e Campania, e il regime lo usava per il confino: gli oppositori politici ci venivano spediti a vivere sorvegliati, lontano da tutto. Tra loro c’era Altiero Spinelli, arrestato da giovane militante comunista e passato per dieci anni di carcere e sei di confino; proprio in prigionia aveva rotto con il partito. E c’era Ernesto Rossi, tra i fondatori di Giustizia e Libertà.
In quel giugno i due scrissero, discutendone con altri confinati e in particolare con il socialista Eugenio Colorni, un progetto di manifesto intitolato «Per un’Europa libera e unita». Il testo lasciò l’isola ricopiato su cartine per sigarette, nascoste da Ursula Hirschmann, berlinese, antifascista, moglie di Colorni, che poteva viaggiare tra Ventotene e il continente.
Caduto Mussolini, nell’agosto 1943 i reduci dell’isola fondarono a Milano il Movimento Federalista Europeo. La prima edizione a stampa arrivò nel 1944, clandestina, con una prefazione anonima di Colorni. Lui la guerra non la vide finire: una pattuglia fascista gli sparò a Roma a fine maggio 1944, pochi giorni prima della liberazione della città.
Cosa dice davvero
L’argomento centrale è semplice e, per il 1941, vertiginoso. Le guerre europee nascono dalla divisione del continente in Stati nazionali pienamente sovrani, che prima o poi tornano a contendersi il primato; il fascismo stesso è un frutto di quel sistema. Vincere la guerra, quindi, non basterà: se dopo la vittoria si ricostruisce l’Europa degli Stati sovrani com’era, il ciclo ricomincia.
Da qui il passaggio più citato, quello che ridisegna la mappa della politica. La linea che separa progressisti e reazionari, scrivono gli autori, non corre più lungo «la maggiore o minore democrazia» o il «maggiore o minore socialismo da istituire», ma fra chi resta dentro «la conquista del potere politico nazionale» e chi lavora a «la creazione di un solido stato internazionale». Tradotto: il primo compito del dopoguerra è la federazione europea, prima ancora delle riforme interne di ciascun paese.
Le pagine radicali, dette per intero
Chi apre il Manifesto aspettandosi una bozza di trattato resta spiazzato. È un documento rivoluzionario, e va detto senza giri di parole: lo scrivono socialisti nel mezzo di una guerra mondiale, per un’Europa che immaginano ridotta in macerie e da rifondare da capo.
Ci sono le frasi che oggi suonano dure. «La metodologia politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria»: nella fase di crollo, prevedono gli autori, servirà la guida di un partito rivoluzionario, e da quella dittatura provvisoria dovrà nascere «la nuova vera democrazia». Sulla proprietà privata il testo dice che dovrà essere «abolita, limitata, corretta, estesa, caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio»: nazionalizzazioni dove servono, proprietà privata dove funziona, un’economia mista.
Letto nel suo anno, il tono si spiega. Nel 1941 la democrazia italiana era smontata da un ventennio, quella europea sopravviveva in poche capitali, e gli autori scrivevano da un’isola-prigione senza sapere se ne sarebbero usciti vivi. Lo stesso testo, va aggiunto, attacca i comunisti dogmatici: un testo radicale, che però respinge esplicitamente il modello sovietico.
Il 19 marzo 2025
Il Manifesto è tornato in prima pagina il 19 marzo 2025. Alla Camera, prima di un Consiglio europeo, Giorgia Meloni ha polemizzato con la manifestazione per l’Europa tenuta a Roma quattro giorni prima, dove il testo era stato molto evocato, e ne ha letto in aula proprio i passaggi appena citati, quelli sulla dittatura rivoluzionaria e sulla proprietà privata. Poi ha concluso: «Non so se questa è la vostra Europa, ma certamente non è la mia». L’aula è esplosa, il presidente della Camera ha sospeso la seduta, l’opposizione ha parlato di oltraggio ai fondatori dell’Europa unita.
I fatti si possono ricostruire con precisione. Le frasi lette in aula nel testo ci sono davvero, e chi le liquida come invenzioni sbaglia. È vero anche che la citazione sulla proprietà si fermava prima delle parole «non dogmaticamente in linea di principio», che spostano la frase dal dogma al pragmatismo, e che molti storici hanno giudicato quella lettura fuori contesto: un pamphlet clandestino del 1941 misurato col metro di un programma di governo del 2025 esce deformato, come ne uscirebbe quasi ogni testo di quell’anno. Resta una domanda su cui puoi decidere da solo: che cosa, di quelle pagine, è entrato davvero nelle istituzioni europee. La risposta sta nei settant’anni successivi.
Dall’isola ai trattati
Spinelli passò il resto della vita a trasformare il pamphlet in istituzioni, con i metodi più ordinari che esistano: commissioni, emendamenti, maggioranze. Fu Commissario europeo dal 1970 al 1976, poi eurodeputato. Nel luglio 1980 riunì al ristorante Au Crocodile di Strasburgo un gruppo trasversale di deputati, il Crocodile Club, e da lì guidò il progetto di trattato che istituisce l’Unione europea: il Parlamento lo approvò il 14 febbraio 1984 con 237 voti a favore, 31 contrari e 43 astensioni. Gli Stati non lo ratificarono mai, però i suoi contenuti finirono nell’Atto unico europeo e a Maastricht. Oggi l’edificio principale del Parlamento europeo a Bruxelles si chiama Altiero Spinelli. La dittatura rivoluzionaria è rimasta nel 1941; la federazione ha fatto carriera.
Attorno a lui, altri italiani. Alcide De Gasperi portò l’Italia nella Comunità del carbone e dell’acciaio e nel maggio 1954 fu eletto presidente della sua Assemblea comune, l’antenata del Parlamento europeo, pochi mesi prima di morire. E quando nel 1957 i sei paesi fondatori firmarono i trattati che avviarono il mercato comune, li firmarono in Campidoglio: si chiamano Trattati di Roma.
La direzione del viaggio
C’è un dettaglio che la polemica del 2025 lascia in ombra, ed è la direzione del viaggio. In Italia l’idea di un continente che agisce da continente, con una difesa comune e una voce sola nel mondo, viene spesso raccontata come un’importazione. La storia dice il contrario: è nata su un’isola di confino italiana, in lingua italiana, ed è uscita nel mondo su cartine per sigarette, nella borsa di una donna che sfidava la polizia. Prima di diventare trattati e palazzi era contrabbando italiano. Chi oggi la difende e chi la contesta discute comunque di un’eredità di casa.
Domande frequenti
Cosa dice il Manifesto di Ventotene?
Che gli Stati nazionali pienamente sovrani tornano periodicamente a farsi la guerra, e che il primo compito del dopoguerra è una federazione europea dotata di poteri reali. Contiene anche proposte rivoluzionarie tipiche del 1941, a partire da un’economia in parte collettivizzata.
Chi ha scritto il Manifesto di Ventotene?
Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, nel giugno 1941, al confino sull’isola di Ventotene, discutendone con il socialista Eugenio Colorni. Ursula Hirschmann portò il testo sul continente ricopiato su cartine per sigarette. La prima edizione a stampa uscì clandestinamente nel 1944.
Perché Meloni ha criticato il Manifesto di Ventotene?
Il 19 marzo 2025 ne ha letto alla Camera i passaggi più radicali, su dittatura rivoluzionaria e proprietà privata, concludendo che quella Europa certamente non è la sua. La seduta è stata sospesa tra le proteste. Storici e opposizione le hanno contestato citazioni fuori contesto; i passaggi letti, nel testo, esistono.
Chi era Altiero Spinelli?
Un federalista italiano (1907–1986). Il fascismo lo tenne sedici anni tra carcere e confino. Nel dopoguerra fu Commissario europeo e poi eurodeputato: il suo progetto di trattato sull’Unione fu approvato dal Parlamento europeo nel 1984 con 237 voti a favore. L’edificio principale del Parlamento a Bruxelles porta il suo nome.
Il Manifesto di Ventotene è un documento comunista?
No. Spinelli aveva rotto con il partito comunista proprio durante la prigionia e il testo attacca i metodi sovietici; sulla proprietà privata propone un’economia mista, caso per caso. È un documento socialista e rivoluzionario del suo tempo, scritto in piena guerra mondiale.