Chi ha fondato l’Unione europea?
L’Unione europea non ha un fondatore unico: prese forma nel dopoguerra dal lavoro dei «padri fondatori», tra cui gli italiani Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli.
Per rispondere bene servono tre cose: i nomi, le date e una precisazione sul nome «Unione europea», che è più giovane di quel che sembra. Eccole in ordine.
I sette nomi da sapere
La lista citata più spesso conta sette persone da cinque paesi.
- Robert Schuman (Francia), ministro degli Esteri: mise la firma e la voce sulla dichiarazione del 9 maggio 1950.
- Jean Monnet (Francia), alto funzionario mai eletto a nulla: concepì il piano e guidò da primo presidente l’Alta Autorità della CECA.
- Konrad Adenauer (Germania Ovest), cancelliere: accettò per il suo paese, sconfitto da cinque anni, un posto da pari, e ne fece la linea tedesca per un decennio.
- Alcide De Gasperi (Italia), presidente del Consiglio: portò l’Italia tra i sei paesi fondatori.
- Altiero Spinelli (Italia), federalista: diede al progetto la teoria nel 1941 e una proposta di trattato nel 1984.
- Paul-Henri Spaak (Belgio), ministro degli Esteri: guidò il comitato da cui uscirono i Trattati di Roma.
- Joseph Bech (Lussemburgo), ministro degli Esteri: presiedette la conferenza di Messina del 1955, il rilancio dopo la prima crisi del progetto.
La lista non è un canone chiuso. La Commissione europea, in un opuscolo del 2013, di padri fondatori ne racconta undici, aggiungendo tra gli altri Winston Churchill, Walter Hallstein e Johan Willem Beyen; il sito ufficiale dell’Unione oggi preferisce la parola «pionieri» e ne elenca una ventina, con le donne che la formula dei padri lasciava fuori, da Simone Veil a Ursula Hirschmann e Nilde Iotti. Il nucleo però resta quello dei sette, e dentro quel nucleo solo due paesi compaiono due volte: la Francia e l’Italia.
Il 9 maggio 1950
Se per il compito serve una sola data di nascita, è questa. Quel giorno, a Parigi, Robert Schuman lesse ai giornalisti una proposta di poche pagine: mettere l’intera produzione francese e tedesca di carbone e acciaio sotto un’Alta Autorità comune, aperta agli altri paesi d’Europa. Carbone e acciaio erano la materia prima delle guerre; gestiti insieme, avrebbero reso una guerra tra Francia e Germania «non solo impensabile, ma materialmente impossibile». Cinque anni prima i due paesi si sparavano addosso per la terza volta in tre generazioni.
Il testo lo aveva concepito e scritto Jean Monnet con i suoi collaboratori; Schuman ci mise la firma politica e il rischio. La dichiarazione diceva apertamente dove voleva arrivare: si presentava come «prima tappa della federazione europea» e avvertiva che l’Europa «non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme», perché sorgerà «da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto». Per questo il 9 maggio è oggi la festa dell’Europa.
Dal carbone ai Trattati di Roma
Il metodo funzionò in fretta. Il 18 aprile 1951 sei paesi firmarono a Parigi il trattato che istituiva la Comunità europea del carbone e dell’acciaio: Francia, Germania Ovest, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo. La Gran Bretagna, invitata, rispose di no. La CECA cominciò a lavorare nel 1952, con Monnet alla guida della sua Alta Autorità.
Il passo successivo fu quasi troppo lungo. Nel 1952 gli stessi sei firmarono il trattato per una Comunità europea di difesa, un esercito comune con istituzioni comuni; De Gasperi fu tra i suoi sostenitori più determinati. Nell’estate del 1954 la ratifica si arenò nel parlamento francese, e il progetto morì lì. La difesa, la parte più pesante della sovranità, si rivelò il gradino su cui la generazione dei fondatori inciampò.
La ripartenza scelse la strada economica. Alla conferenza di Messina, nel giugno 1955, i sei rimisero in moto il progetto; il comitato guidato da Spaak preparò i testi, e il 25 marzo 1957, in Campidoglio, i sei firmarono i Trattati di Roma: nacquero la Comunità economica europea, operativa dal 1958, e l’Euratom.
Una precisazione che nei compiti vale punti: il nome «Unione europea» arrivò solo con il Trattato di Maastricht, firmato nel 1992 e in vigore dal 1993. I fondatori, alla lettera, fondarono le Comunità da cui l’Unione discende; come data di nascita si cita il 9 maggio 1950 se si conta l’idea, il 1957 se si conta il mercato comune.
I due italiani
Alcide De Gasperi nacque nel 1881 in Trentino, allora Impero austro-ungarico, e fece il deputato a Vienna prima che a Roma: l’esperienza dei confini che si spostano l’aveva fatta di persona. Presidente del Consiglio dal 1945 al 1953, alla guida di otto governi, scelse per l’Italia il posto tra i sei fondatori e difese fino all’ultimo la comunità di difesa. Nel maggio 1954 fu eletto alla presidenza dell’assemblea della CECA, da cui discende l’attuale Parlamento europeo; morì in agosto, pochi giorni prima del voto francese che seppellì la CED.
Altiero Spinelli arrivò allo stesso progetto dalla direzione opposta: quella di un oppositore che il fascismo tenne rinchiuso, in cella o al confino, dal 1927 al 1943. Nel 1941, sull’isola di Ventotene, mise per iscritto con Ernesto Rossi l’idea di una federazione europea come primo compito del dopoguerra; la storia di quel testo la raccontiamo in Cos’è il Manifesto di Ventotene. Nel dopoguerra entrò nelle istituzioni che aveva immaginato, da Commissario europeo e poi da eurodeputato, e nel 1984 convinse il Parlamento europeo ad approvare una proposta di trattato per l’Unione: gli Stati la lasciarono cadere, i trattati successivi ne ripresero buona parte. Il suo nome, a Bruxelles, è oggi quello del palazzo principale del Parlamento.
Il peso dell’Italia in questa storia si può dire con la sola contabilità: due dei sette nomi, e i trattati istitutivi firmati nella sua capitale.
Quello che rimase sul tavolo
C’è un ultimo dato che i riassunti spesso tagliano. La dichiarazione del 1950 chiamava la meta per nome, «federazione europea», e i fondatori provarono subito a costruirne la parte più difficile, la difesa comune: il tentativo finì nell’aula dell’Assemblea nazionale francese nell’agosto 1954, e da allora nessuna generazione lo ha ripreso fino in fondo. Il mercato comune esiste, i confini interni sono aperti; la difesa e la voce unica nel mondo restano dove le lasciò quell’estate. Chi studia chi fondò l’Unione europea studia quindi un progetto ancora aperto: i fondatori consegnarono la prima tappa e la direzione, il resto del percorso spetta a chi il continente lo abita adesso.
Domande frequenti
Chi sono i padri fondatori dell’Unione europea?
La lista classica ne conta sette: Robert Schuman e Jean Monnet (Francia), Konrad Adenauer (Germania Ovest), Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli (Italia), Paul-Henri Spaak (Belgio) e Joseph Bech (Lussemburgo). L’opuscolo ufficiale della Commissione europea del 2013 ne racconta undici, aggiungendo tra gli altri Churchill, Hallstein e Beyen.
Quando è nata l’Unione europea?
Per tappe: la dichiarazione Schuman è del 9 maggio 1950, la CECA nacque con il Trattato di Parigi del 1951, il mercato comune con i Trattati di Roma del 1957. Il nome «Unione europea» esiste solo dal Trattato di Maastricht, in vigore dal 1993.
Quali sono i sei paesi fondatori dell’Unione europea?
Francia, Germania Ovest, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo: firmarono il Trattato di Parigi nel 1951 e i Trattati di Roma nel 1957. La Gran Bretagna, invitata, rifiutò e aderì solo nel 1973. Da allora ventidue paesi sono entrati presentando domanda.
Che cosa dice la dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950?
Propone di mettere la produzione francese e tedesca di carbone e acciaio sotto un’Alta Autorità comune, aperta agli altri paesi europei, per rendere la guerra tra Francia e Germania «non solo impensabile, ma materialmente impossibile». Si definisce «prima tappa della federazione europea». Per questo il 9 maggio è la festa dell’Europa.
Chi sono gli italiani tra i padri fondatori dell’Unione europea?
Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio dal 1945 al 1953, che portò l’Italia nella CECA e presiedette l’assemblea da cui discende il Parlamento europeo, e Altiero Spinelli, autore nel 1941 del Manifesto di Ventotene e nel 1984 del progetto di trattato approvato dal Parlamento europeo.