Pensioni in Europa: dove si sta meglio?
Dipende: in Spagna e in Italia la pensione è più vicina all’ultimo stipendio, la Francia ha meno anziani poveri, la Germania resta indietro.
Confrontare le pensioni tra paesi con gli importi in euro dice poco, perché in ogni paese stipendi e prezzi sono diversi. I confronti utili sono altri: quanto della paga sostituisce la pensione, quanti anziani restano poveri, quante tasse si pagano sull’assegno, a che età ci si arriva e quanto costa il sistema a chi lavora.
Quanto della paga resta
Eurostat confronta la pensione mediana di chi ha tra 65 e 74 anni con lo stipendio mediano di chi ne ha tra 50 e 59. Nel 2025:
- Spagna – 81%
- Italia – 80%
- Francia – 61%
- media UE – 60%
- Austria – 56%
- Germania – 48%
Con un altro indicatore il risultato è simile: in Italia il reddito disponibile mediano di chi ha 65 anni o più è uguale a quello di chi ne ha meno. Nella media dell’Unione ne vale il 91%, in Germania l’83%. L’OCSE, che calcola la pensione futura con le regole di oggi, conferma il quadro: per un lavoratore con lo stipendio medio, la pensione netta vale il 79% della paga netta in Italia, il 68% nella media UE, il 53% in Germania.
Chi resta povero
Un valore mediano alto non protegge tutti. Nel 2025 era a rischio di povertà il 17,2% degli italiani con 65 anni o più, cioè aveva un reddito sotto il 60% di quello mediano del paese: poco sopra la media UE del 16,3%. La Francia fa meglio, con l’11,6%; la Germania peggio, con il 19,5%.
In euro
Secondo l’INPS, nel 2025 i 16,4 milioni di pensionati italiani hanno ricevuto in media 1.885 euro lordi al mese. Gli uomini 2.166, le donne 1.619: le donne sono il 51% dei pensionati e ricevono il 44% della spesa.
Le tasse sull’assegno
Qui l’Italia perde terreno. Secondo l’OCSE, un pensionato italiano che da lavoratore ha avuto uno stipendio medio paga in imposte il 22,1% della pensione. In Germania il 21,6%, in Francia il 17,2%, in Spagna il 16,8%, nella media dei paesi dell’Unione il 12,0%. Le pensioni italiane pagano più tasse della media europea, ma anche al netto restano tra le più alte rispetto all’ultimo stipendio.
L’età
Per la pensione di vecchiaia in Italia servono 67 anni, che diventeranno 67 e un mese nel 2027 e 67 e tre mesi nel 2028: per legge l’età segue l’aumento della speranza di vita. Secondo le proiezioni dell’OCSE, chi ha cominciato a lavorare a 22 anni nel 2024 andrà in pensione di vecchiaia a 70 anni in Italia, a 67 in Germania, a 65 in Francia, Spagna e Austria. Chi ha una carriera contributiva lunga può uscire prima, con la pensione anticipata; la regola generale, però, sale.
Chi paga
Nel 2024 l’Italia ha speso per le pensioni il 15,9% del PIL secondo Eurostat, la quota più alta tra i grandi paesi europei: la media UE è il 12,6%, la Germania l’11,8%. La Ragioneria generale dello Stato, con una definizione più stretta che oggi dà il 15,3%, prevede che la spesa salga fino al 17,1% del PIL nel 2041 e scenda poi al 16,2% nel 2050.
Il motivo è demografico. Nel 2025 in Italia c’erano 39 persone con 65 anni o più ogni 100 in età da lavoro, contro le 34,5 della media europea; secondo le proiezioni di Eurostat nel 2050 saranno 61, contro 50. Ogni pensione, in qualsiasi sistema, la pagano in ultima analisi quelli che lavorano in quel momento.
Una pensione da più paesi
Le pensioni restano nazionali. L’Europa interviene su un punto preciso: chi ha lavorato in più paesi non perde gli anni. I periodi lavorati nell’Unione, nello Spazio economico europeo e in Svizzera si sommano per raggiungere il diritto alla pensione, purché ciascuno duri almeno un anno; i contributi restano dove sono stati versati, e ogni paese paga la sua parte. Che cosa significa per chi parte giovane lo racconta Cosa significherebbe un continente unito per un giovane che pensa di andarsene?
Il resto lo decide la crescita. Un paese con 61 anziani ogni 100 persone in età da lavoro può pagare buone pensioni solo se chi lavora produce e guadagna di più: è lì, più che nelle regole previdenziali, che si decide quanto varranno le pensioni di domani.
Domande frequenti
In quale paese europeo le pensioni sono più generose?
Rispetto agli stipendi, in Spagna e in Italia. Secondo Eurostat, nel 2025 la pensione mediana di chi ha 65–74 anni valeva l’81% dello stipendio mediano di chi ne ha 50–59 in Spagna e l’80% in Italia, contro il 60% della media UE e il 48% della Germania.
Quanto è la pensione media in Italia?
Secondo l’INPS, nel 2025 i pensionati erano circa 16,4 milioni e ricevevano in media 1.885 euro lordi al mese, calcolati dividendo per dodici tutto quello che incassano in un anno. Gli uomini ricevono in media 2.166 euro, le donne 1.619.
A che età si va in pensione in Italia?
Per la pensione di vecchiaia servono 67 anni nel 2026, 67 anni e un mese nel 2027 e 67 anni e tre mesi nel 2028, perché l’età segue la speranza di vita. Per chi ha iniziato a lavorare a 22 anni nel 2024, le proiezioni dell’OCSE indicano 70 anni, più che negli altri grandi paesi europei.
Le pensioni italiane sono più tassate?
Sì. Secondo l’OCSE, un pensionato italiano che ha avuto uno stipendio medio paga in media il 22,1% della pensione in imposte, contro il 21,6% in Germania, il 17,2% in Francia, il 16,8% in Spagna e il 12,0% della media dei paesi dell’Unione.
Se ho lavorato in più paesi europei, che pensione prendo?
I periodi lavorati nei paesi dell’Unione, dello Spazio economico europeo e in Svizzera si sommano per raggiungere il diritto alla pensione, se durano almeno un anno. I contributi restano dove sono stati versati, e ogni paese paga la sua quota in proporzione agli anni lavorati lì.