Chi era Alcide De Gasperi e cosa ha fatto per l’Europa?
Alcide De Gasperi (1881–1954) ricostruì l’Italia del dopoguerra alla guida di otto governi e fu, con Schuman e Adenauer, tra i fondatori dell’Europa unita.
Dietro la faccia da statista dei libri di scuola c’è una vita più strana di quanto suggerisca il ritratto: un italiano nato suddito dell’imperatore d’Austria, un deputato finito in carcere, un bibliotecario che a sessantaquattro anni si ritrovò a governare un paese in macerie.
Nato austriaco, di lingua italiana
De Gasperi nacque il 3 aprile 1881 a Pieve Tesino, un paese di montagna del Trentino. Il Trentino allora era Impero austro-ungarico: parlava italiano, ma il suo passaporto diceva Vienna. Lì studiò, e lì nel 1911, a trent’anni, fu eletto deputato al Reichsrat, il parlamento imperiale, per il collegio di Fiemme con quasi tre quarti dei voti. Per sette anni difese in aula i diritti della minoranza di lingua italiana, dentro uno Stato multinazionale che teneva insieme una dozzina di popoli.
Poi arrivò la prima guerra mondiale e quello Stato si dissolse. Nel 1918 il Trentino passò all’Italia e De Gasperi, senza muoversi da casa, cambiò patria. Aveva trentasette anni e aveva già visto un mondo intero, con i suoi imperatori e i suoi eserciti, sparire in quattro anni di nazionalismi in armi.
Il prezzo del no
Nell’Italia del dopoguerra De Gasperi entrò nel Partito popolare di don Sturzo e nel 1921 sedette alla Camera, a Roma. Il secondo parlamento della sua vita durò poco: il fascismo strangolò i partiti, e lui, diventato segretario dei popolari, rifiutò di piegarsi. L’11 marzo 1927 fu arrestato a Firenze mentre tentava di espatriare e condannato a quattro anni. Ne scontò circa sedici mesi, tra il carcere di Regina Coeli e una clinica, finché l’intervento della Chiesa non ne ottenne la liberazione.
Seguirono gli anni più silenziosi. Dal 1929 al 1943, quattordici anni, De Gasperi lavorò come catalogatore nella Biblioteca Vaticana: uno stipendio modesto, una scrivania tra i libri, la polizia fascista fuori dalle mura. Il futuro presidente del Consiglio passò il ventennio a schedare volumi, leggere e aspettare. Quando il fascismo cadde, era uno dei pochissimi politici italiani di prima fila senza un solo compromesso con il regime alle spalle.
Otto governi in otto anni
Nel dicembre 1945 De Gasperi divenne presidente del Consiglio di un paese bombardato, affamato e diviso, e lo rimase fino all’agosto 1953: otto governi consecutivi in meno di otto anni. Nel gennaio 1947 volò negli Stati Uniti a chiedere credito per un paese che faticava a sfamarsi, appena due anni dopo esserne stato nemico in guerra, e tornò con aiuti e con un capitale politico che spese subito. Le scelte che seguirono fissarono la rotta del paese per decenni: il Piano Marshall per la ricostruzione, e nel 1949 l’ingresso dell’Italia nella NATO come membro fondatore, contro un’opposizione interna durissima.
Era la scelta dell’Occidente. Ma per De Gasperi l’ancora americana non bastava: un continente di Stati nazionali usciti due volte in trent’anni da guerre reciproche aveva bisogno di legarsi anche a sé stesso.
La scommessa europea
Nel 1951 De Gasperi portò l’Italia tra i sei fondatori della Comunità europea del carbone e dell’acciaio, il primo organismo della storia in cui Stati europei misero risorse strategiche sotto istituzioni comuni. L’anno dopo, ritirando ad Aquisgrana il Premio Carlo Magno, disse fuori dai denti quello che pensava delle costruzioni di carta: senza una mentalità europea, avvertì, «ogni nostra formula rischia di rimanere una vuota astrazione giuridica». Le istituzioni servono se qualcuno le abita.
Il suo progetto più ambizioso fu la CED, la Comunità europea di difesa: un esercito comune dei sei paesi, con trattato firmato a Parigi nel maggio 1952. De Gasperi vi vide il passaggio decisivo e ottenne l’articolo 38, il mandato a disegnare accanto all’esercito una vera comunità politica con un parlamento eletto. Per lui la difesa comune non era un fine tecnico: era la porta d’ingresso dell’unione politica.
Il progetto incompiuto
L’11 maggio 1954 l’Assemblea comune della CECA, l’antenata del Parlamento europeo, lo elesse presidente. Fu il suo ultimo incarico. Il 19 agosto 1954 De Gasperi morì a Sella di Valsugana, nel suo Trentino. Undici giorni dopo, il 30 agosto, l’Assemblea nazionale francese rifiutò con 319 voti contro 264 perfino di discutere la ratifica della CED: il progetto morì con una mozione procedurale, senza un dibattito nel merito.
La difesa comune europea si fermò lì. Settant’anni dopo è tornata in cima all’agenda del continente, ed è ancora, essenzialmente, il cantiere che De Gasperi lasciò aperto.
«La nostra Patria Europa»
Quattro mesi prima di morire, il 21 aprile 1954 a Parigi, De Gasperi parlò davanti a trecento parlamentari europei del bene comune «delle nostre patrie europee, della nostra Patria Europa». Non vedeva contraddizione tra le due cose: il trentino che aveva difeso la propria lingua a Vienna non chiedeva a nessuno di smettere di essere italiano, francese o tedesco.
Vale la pena notare da dove veniva quella frase. De Gasperi era il fondatore della Democrazia cristiana, un cattolico moderato, un uomo d’ordine; negli stessi anni Altiero Spinelli arrivava a conclusioni simili partendo dall’estremo opposto del campo politico, come racconta la pagina sul Manifesto di Ventotene. L’idea europea, in Italia, non è mai stata proprietà di una parte.
De Gasperi aveva un vantaggio su quasi tutti i suoi contemporanei: era nato su un confine e aveva visto il nazionalismo demolire due mondi in trent’anni, l’impero della sua giovinezza e l’Europa della sua maturità. La risposta che ne trasse, un continente che tiene insieme le proprie patrie sotto istituzioni comuni, è ancora sul tavolo. Il lavoro che lasciò a metà aspetta la stessa pazienza.
Domande frequenti
Cosa ha fatto Alcide De Gasperi?
Guidò otto governi tra il 1945 e il 1953: ricostruì l’economia italiana, ancorò il paese all’Occidente con il Piano Marshall e la NATO nel 1949, e portò l’Italia tra i sei fondatori della prima comunità europea, quella del carbone e dell’acciaio.
Perché De Gasperi è considerato un padre fondatore dell’Europa?
Con Robert Schuman e Konrad Adenauer costruì le prime istituzioni comuni del continente. Portò l’Italia nella Comunità del carbone e dell’acciaio, si batté per la difesa comune europea (CED) e nel maggio 1954 fu eletto presidente dell’Assemblea comune, l’antenata del Parlamento europeo.
Cosa fece De Gasperi durante il fascismo?
Si oppose e pagò. Fu arrestato nel 1927 mentre tentava di espatriare e condannato a quattro anni; ne scontò circa sedici mesi, tra carcere e clinica, prima che la Chiesa ne ottenesse la liberazione. Dal 1929 al 1943 visse facendo il catalogatore nella Biblioteca Vaticana.
Cos’era la CED sostenuta da De Gasperi?
La Comunità europea di difesa: un esercito comune dei sei paesi fondatori, con trattato firmato a Parigi nel 1952. De Gasperi la considerava il passo decisivo verso l’unione politica del continente. Il parlamento francese ne bloccò la ratifica il 30 agosto 1954, undici giorni dopo la sua morte.
De Gasperi era austriaco o italiano?
Nacque nel 1881 a Pieve Tesino, in Trentino, allora Impero austro-ungarico: fu cittadino austriaco fino alla fine della guerra e sedette da deputato nel parlamento di Vienna. Quando il Trentino passò all’Italia divenne cittadino italiano. Di lingua e cultura fu italiano sempre.