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Perché l’Europa è rimasta indietro rispetto all’America?

L’Europa ha mancato le ondate tecnologiche degli ultimi trent’anni: il divario con l’economia americana è salito dal 17% del 2002 a circa il 30%.

La misura sta nel rapporto sulla competitività consegnato nel settembre 2024 da Mario Draghi, ex presidente della Banca centrale europea ed ex presidente del Consiglio: quando la Commissione europea ha voluto capire perché il continente perdeva terreno, ha chiamato un italiano. I suoi numeri dicono dove il distacco è reale, dove i titoli lo gonfiano e perché è successo.

Il distacco, misurato

Nel 2002 l’economia americana era più grande di quella europea del 17%. Nel 2023, a prezzi costanti, di circa il 30%: in una generazione il distacco è quasi raddoppiato.

La scomposizione indica dove guardare. Circa due terzi della differenza sono produttività, cioè il valore che esce da un’ora di lavoro; il terzo restante è demografia e ore lavorate. Un lavoratore europeo produce in un’ora circa il 90% del suo omologo americano, e quel rapporto è fermo dagli anni Novanta.

Le ondate mancate

La parola con cui Draghi riassume la causa è tecnologia. L’America ha preso l’onda di internet negli anni Novanta e poi tutte le successive: il cloud, gli smartphone, ora l’intelligenza artificiale. L’Europa a ogni giro è partita dalla seconda fila. Nel 2021 le sue imprese hanno speso in ricerca e innovazione circa 270 miliardi di euro meno delle omologhe americane, e la composizione della spesa pesa quanto la cifra: da vent’anni i primi tre investitori europei in ricerca sono case automobilistiche, mentre i primi tre americani nello stesso periodo sono passati dall’auto e dalla farmaceutica al software, poi a internet. Sull’ondata in corso il risultato si conta sulle dita di una mano: nel 2024 gli Stati Uniti hanno prodotto 40 modelli rilevanti di intelligenza artificiale, la Cina 15, l’Europa 3.

La storia di come i campioni tecnologici del continente nascano qui e crescano dall’altra parte dell’Atlantico ha una pagina dedicata: Perché non esiste una Google europea?

Dove i numeri ingannano

Il 30% è la versione più larga del divario. Misurato pro capite e a parità di potere d’acquisto scende intorno a un quarto. E una parte di quel quarto è una scelta: un americano lavora circa 1.800 ore l’anno, un italiano 1.700, un tedesco 1.340. Ferie più lunghe, orari più corti, pensione prima: gli europei incassano una fetta del proprio benessere in tempo libero, e il PIL il tempo libero non lo registra.

Non registra nemmeno il resto. Negli Stati Uniti si vive in media 79 anni, nei paesi ricchi paragonabili quasi 83. Un’assicurazione sanitaria familiare pagata dal datore di lavoro costa in media 25.000 dollari l’anno, e ferie pagate garantite per legge negli Stati Uniti non esistono; nell’Unione il minimo sono quattro settimane. Chi descrive l’Europa come un museo in declino forza i dati. Chi la descrive come un modello senza difetti li forza allo stesso modo: tolto tutto quello che c’è da togliere, resta un quarto di reddito in meno, fatto quasi per intero di produttività persa.

Visto dall’Italia

Il confronto abituale, da noi, è con la Germania: gli stipendi tedeschi valgono un 35–40% in più in termini reali. Visto dall’America, quel traguardo è fermo anche lui: le ondate mancate sono le stesse a Monaco di Baviera e a Milano. L’Italia conosce la meccanica da trent’anni, prima di chiunque altro nel continente: quando la produttività si ferma, dopo un po’ si fermano anche le buste paga. L’Europa ha affidato la diagnosi a chi quella meccanica l’aveva governata in casa: prima della BCE e di Palazzo Chigi, Draghi era stato governatore della Banca d’Italia.

Il costo di non decidere

Le proiezioni a tendenze invariate mettono una data sul divario: per il 2035 l’istituto ECIPE stima un PIL pro capite americano intorno ai 96.000 dollari, uno europeo intorno ai 60.000. La cura, spiegata per intero nella pagina su cosa dice il rapporto Draghi, è pubblica da settembre 2024: circa 800 miliardi di euro l’anno di investimenti aggiuntivi, il 5% circa del PIL europeo, in proporzione più del doppio del piano Marshall.

Il divario è cresciuto negli stessi decenni in cui ogni ondata tecnologica trovava da una parte un mercato di 330 milioni di persone, con una lingua e una borsa, e dall’altra 27 economie di taglia media che si presentavano una per una. Il 17% del 2002 è diventato 30 senza che nessuno lo decidesse: è la somma di molte non-decisioni. Invertirlo ne richiede una sola, presa insieme: prendere la prossima onda da continente, con 450 milioni di persone e i loro risparmi al lavoro. Il testo con le istruzioni esiste già, ed è firmato da un italiano.

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Domande frequenti

Quanto è più grande l’economia americana di quella europea?

A prezzi costanti circa il 30% in più, contro il 17% del 2002 (rapporto Draghi). Pro capite e a parità di potere d’acquisto il distacco scende intorno a un quarto: grande, ma più piccolo di quello dei titoli.

Cosa dice il rapporto Draghi sul divario con gli Stati Uniti?

Che la causa principale è la tecnologia: nel 2021 le imprese europee hanno speso in ricerca e innovazione circa 270 miliardi di euro meno delle americane. Il rapporto chiede circa 800 miliardi l’anno di investimenti aggiuntivi, intorno al 5% del PIL europeo.

Gli americani lavorano più degli europei?

Sì, molto: circa 1.800 ore l’anno contro le 1.700 di un italiano e le 1.340 di un tedesco (OCSE). Una parte del divario nel PIL è quindi una scelta: gli europei incassano una fetta del proprio benessere in tempo libero.

In cosa l’Europa sta meglio degli Stati Uniti?

Si vive quasi quattro anni di più (circa 83 anni nei paesi ricchi paragonabili contro 79 negli USA), le città sono più sicure, curarsi non rovina le famiglie e le ferie pagate sono legge: minimo quattro settimane nell’UE, zero garantite negli Stati Uniti.

Il divario tra Europa e Stati Uniti si sta chiudendo?

No, si allarga. Nel 2024 gli Stati Uniti hanno prodotto 40 modelli rilevanti di intelligenza artificiale, l’Europa 3. A tendenze invariate l’ECIPE proietta per il 2035 un PIL pro capite americano di circa 96.000 dollari contro i 60.000 europei.

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